Ciao Kvara è stato bello A Napoli c’è lo psicodramma ma io non posso biasimarti
di Leonardo BottaSono un tifoso del Napoli. Non uno di quelli con il pedigree. Sono andato sì e no tre o quattro volte al San Paolo (quando lo stadio Diego Maradona si chiamava così). Ho gioito parecchio per il primo e il secondo scudetto, mi sono rallegrato per il terzo. Mi sono dispiaciuto ma non sono certo andato in depressione né “ho picchiato mia figlia” (cit. Beppe Viola) quando la squadra subì l’onta del fallimento e della ripartenza dalla casella 1 di quel folle gioco del Monopoli che è il calcio. E non sono abbonato a Dazn, perché decine di euro per vedere quattro partite mensili della mia squadra del cuore (delle altre non mi interessa un fico secco; e, giuro, non mi sono attrezzato con il “pezzotto”) mi paiono una spesa ingiustificata.Vabbè, ho divagato abbastanza con questi preamboli, solo per commentare la partenza di Khvicha Kvaratskhelia alla volta di Parigi, folgorato sulla via degli Champs-Élysées da quintali di petroldollari (o petroleuro, non so questi arabi proprietari del Paris Saint-Germain con quale moneta paghino).
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