La Fondazione celebra il maestro Cura Concerto speciale con grandi attese

Un grande spettacolo – "innovativo, ricercato, ma soprattutto emozionante" – per omaggiare (in ritardo) i 30 anni dall’esordio del maestro Josè Cura al Gran Teatro Puccini. Era il 1995 quando l’affermato artista internazionale, allora appena 31enne, portò in scena la Tosca di Puccini. Da allora, di tempo ne è passato – "in un soffio.", sospira Cura –, il giovanotto è diventato nonno ma continua a brillare di creatività. Alla base di tutto c’è il profondo legame tra Josè Cura e Giacomo Puccini. "Ogni volta che vengo a Torre del Lago – ha spiegato – vado a visitare la sua villa e a salutarlo". E proprio da questo amore postumo per il gigante della lirica è arrivata l’ispirazione per partorire Estasi ed agonia. "Si tratta di uno spettacolo che ripercorre le ultime 24 ore di vita di Puccini – spiega Cura –, è un po’ la via Crucis del maestro, con una proiezione dei suoi ricordi narrata in prosa e in poesia.
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