Il rischio che l’intelligenza artificiale finisca per diventare il signor censore della libertà di espressione
Può essere considerato “normale” un mondo in cui – dietro il paravento dell’intelligenza artificiale – si censurano analisi e valutazioni assolutamente legittime? E’ la grande contraddizione/ambiguità di questi tempi iper connessi, dove, a fronte di una comunicazione sempre più veloce e pervasiva, fa riscontro un controllo tecnologico delle idee, lasciate in mano all’automatismo di una “macchina”, che si vuole “intelligente”, oltre che naturalmente “giusta”.In linea di principio essa dovrebbe essere “uno strumento al servizio dell’uomo e non un sostituto della sua umanità” – per dirla con padre Paolo Benanti, docente di Bioetica ed etica delle tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana, l’unico italiano membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite e presidente della Commissione sull’intelligenza artificiale per l’informazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
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