La statua di Pavlov via da Kyiv Il palombaro dell’anima troppo imperialista
Dal 27 gennaio sono arrivate due immagini ucraine, fortemente evocative. La prima è quella della commozione di Volodymyr Zelensky nel tendone di Auschwitz. Gli attori, al servizio del copione, devono essere capaci di due espressioni: quella di chi piange e quella di chi non ha più lacrime. Zelensky disse di sé già un mese dopo l’invasione, dopo Bucha e Kramatorsk: “Non riesco più a piangere”. Quasi tre anni dopo, seduto tra la folla delle autorità, mentre le donne e gli uomini superstiti ripetevano con più forza la propria testimonianza, il proprio testamento, il presidente ucraino ed ebreo non è riuscito a non piangere. Ne aveva tutte le ragioni del mondo. L’altra immagine viene da Kyiv, tutt’altro affare. E’ la statua di bronzo, dimensione naturale, di un uomo anziano, portamento e abbigliamento austero, gran barba e baffi, seduto su uno scranno accademico e imbragato sul pianale di un grosso camion.
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Video statua Pavlov