Il vescovo Castellucci | La morte è un ponte che conduce altrove
Marchetti Viviamo nella società dell’efficientismo, delle conquiste tecnologiche, del mito di un’eterna giovinezza. E qualche volta – o forse spesso – ci dimentichiamo che la morte è lì, dietro l’angolo, per tutti. ‘A livella, diceva Totò. "Come l’erba sono i giorni dell’uomo", è scritto nei Salmi, eppure facciamo finta che la fine dei nostri giorni non debba mai arrivare. "Nella nostra cultura occidentale vige una sorta di censura della morte e del morire", scrive l’arcivescovo Erio Castellucci che quest’anno ha voluto dedicare la "Lettera alla Città", tradizionalmente diffusa alla vigilia della solennità di San Geminiano, proprio a questo tema apparentemente tabù, delicato, perfino scomodo. Per ricordarci che affrontare con serenità il pensiero della morte aiuta a vestire di senso anche la vita.
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