Mendelsohn Erodoto e i ghirigori ovidiani
Negli ultimi anni hanno acquisito fama di grande raffinatezza i saggi narrativi di Daniel Mendelsohn. Io ne diffido. Mi sembra un’illusione ottica dei cosiddetti lettori forti, che godono nel trovarvi riunite, e addomesticate, tutte le materie del loro cursus studiorum: ebrei e greci, migranti, scontri di civiltà, Olocausto, traumi per interposto antenato, intrecci suggestivi tra autobiografia e Storia. Lo stile, poi, ha una levigatezza da editing aziendale, sotto cui affiora un tono un po’ tronfio. Ciò non toglie che Mendelsohn sia a volte stimolante. In “Estasi e terrore”, la sua raccolta di pezzi critici uscita ora per Einaudi, continua a esercitarsi nel confronto tra miti classici e contemporanei: il lesbismo di Saffo, Ovidio e lo stupro, il rapporto tra schemi tragici e serie tv. Qui però mi interessano le pagine su Erodoto.
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