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Perché la mediocrità finirà per dominare il mondo


La mediocrità ha vinto, come afferma il filosofo canadese Alain Denault e nella nostra epoca ci ha travolto a tutti i livelli. Nella politica, nelle istituzioni, nella comunicazione etc… in tutti i ruoli i mediocri stanno vincendo, e Denault ha indubbiamente ragione. Il saggio pubblicato dal filosofo dal titolo “Mediocrazia” ha ottenuto un successo notevole in tutto il mondo. La mediocrità paradossalmente è diventata un valore imposto dal sistema. I mediocri sono diventati vincenti e infine hanno preso il potere. Denault si interroga sui motivi della loro ascesa trovandoli nella convergenza fra gli interessi dei grandi capitali e la tecnologia.
Per comprendere a fondo il fenomeno, va compreso il cambiamento del sistema in era moderna che sta rapidamente raggiungendo l’apice della “tecnica” che infine domina l’uomo stesso. Nell’era della tecnica (non dobbiamo solamente pensare alla tecnologia che è una controparte), è l’apparato a vincere sull’individuo. Le istituzioni e via via tutti i sistemi i esistenti stanno convergendo verso la tecnocrazia ed essa può essere sintetizzata con la visione di un apparato composto da molteplici unità (individui) nel quale l’unica finalità è rivolta all’esistenza e alla funzionalità dell’apparato stesso non degli individui che lo compongono. Questo aspetto è molto importante perché sta condizionando in modo definitivo il sistema del nostro tempo.
L’apparato è un sistema che richiede meri esecutori, capaci ma senza iniziativa, i mediocri. In questo senso anche i Governi si stanno trasformando, se non in parte si sono già trasformati in apparati di questo tipo, dove la politica pubblica cede il posto ad una “Governance” di tipo aziendale. Qui è facile ricordare come più volte negli ultimi decenni il potere nelle sue diverse rappresentanze ci sta continuamente proponendo la trasformazione di tutte le istituzioni in aziende, in nome dell’efficienza. Lo stato azienda, le scuole azienda, gli ospedali azienda…è proprio questo il terreno fertile dove i mediocri hanno definitivamente vinto. Un contesto dove i più brillanti sono emarginati, perché sono portatori di diversità e altri modelli diversi da questo pensiero unico dominante sono un vero e proprio tabù improponibile. Possiamo uscire fuori da tutto questo? E’ difficile ma non impossibile. Bisogna dapprima riconoscere il problema e successivamente favorire la collaborazione fra tutte quelle realtà che seppur in minoranza propongono strade alternative.
La mediocrazia ci propone una riflessione sull’era del trionfo della “tecnica” nell’organizzazione umana. Riconoscendo questo fenomeno è importante discutere e criticare la tecnocrazia che ci trasforma in un ingranaggio del sistema che deve ruotare e partecipare come una singola parte del tutto. La tecnocrazia priva l’uomo di senso e per proporre una critica adeguata dobbiamo riflettere il costo del trionfo della tecnocrazia. Qual è la controparte? La tecnica che è il più alto grado di razionalità possibile mira esclusivamente al massimo risultato con il minor impiego di mezzi. Il più alto grado di razionalità risiede nella sua efficienza. Ma quanto ci costa? Moltissimo. Il costo della tecnocrazia resa in questi termini, è non soltanto la diffusione e la costituzione di un umanità mediocre, vittima dello stesso sistema che ha creato, ma anche la totale rinuncia a un intero fronte culturale ed umanistico. Stiamo perdendo la nostra umanità perché ci stiamo trasformando in ingranaggi del macchina sia essa burocratica-istituzionale, sia essa multinazionale-produttiva. La tecnica si propone come il superamento del neo capitalismo e dell’economia, quali due forme che sono state la base per proporre dei fini ultimi unicamente legati alla produttività e al denaro, riducendo pian piano l’essere umano al nulla.

Alessio Follieri

  


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2020-01-04T05:38:00.000-08:00

La democrazia è una questione di equilibri.


Ogni sistema si compone di più parti, che si tratti di un sistema naturale piuttosto che di un sistema economico o politico. Dalla natura possiamo imparare molto, perché in ogni angolo ci manifesta che l’esistenza delle specie viventi e degli ecosistemi è essa stessa una condizione di equilibri delicatissimi.
Anche se crediamo che le questioni umane di qualsivoglia tipologia siano in qualche modo “artificiose” e lontane da aspetti naturali, in realtà è una concezione non pienamente corretta perché dalla natura possiamo imparare moltissimo. Ogni aspetto umano organizzativo è un sistema di fatto concepito dall’uomo ed è a tutti gli effetti “naturale”. Possiamo tuttalpiù considerare che rispetto agli equilibri biologici e fisici naturali, nei sistemi concepiti dall’uomo, che siano economici, sociali o politici, entrano altre forme di variabilità tipicamente umana, sono quindi sistemi che contengono di fatto vizi e virtù umane.


Il secolo scorso, in tutti i suoi sistemi e nel feroce evolversi storico di cambiamenti colossali nei sistemi politici, economici, tecnologici, tali da riconfigurare completamente il sistema globale, rappresenta il periodo storico più “particolare” che ci ha lasciato in eredità degli squilibri profondi. Il primo più semplice da avvertire è il problema ecologico. Il problema legato all’ecologia (non parlo di clima perché aprirebbe un panorama da approfondire ulteriormente) è esplicativo perché ci insegna che la produzione e l’estrazione di risorse amplificate in modo enorme dalla produttività, dal consumismo e alimentate dalla direzione proposta da un capitalismo estremo. Questo disequilibrio ha prodotto in tutti questi decenni una condizione tale da porre in seria discussione tutto il sistema globale. In natura e persino nell’Universo osservato la dinamica dei sistemi è regolata da leggi fisiche, una su tutte è la termodinamica e l’entropia. Spiegate in modo semplice, in natura non esistono sistemi perfetti, l’evoluzione degli stessi è spiegata anche dal fatto che se vogliamo ad esempio configurare un certo ordine in un sistema si produce sempre e comunque un certo grado di disordine. Un esempio molto semplice è un comune frigorifero il quale per sviluppare una temperatura costante più bassa al suo interno (stato di entropia più basso, quindi ordine) necessita di energia elettrica che per essere prodotta crea una stato di disordine, nondimeno il motore del frigorifero in funzione diventa rovente scaldando l’aria circostante e quindi crea disordine perché il calore implica un movimento caotico e disordinato delle molecole. Questo banale esempio ci insegna che non possiamo ottenere ordine a costo zero, è pressoché impossibile, l’ordine da una parte crea disordine dall’altra. E’ inevitabile!
A livello ecologico quindi ciò che possiamo ricercare non è un equilibrio perfetto, ma piuttosto una migliore condizione di equilibrio possibile che sarebbe quanto mai auspicata. Non è così, perché purtroppo l’intero sistema economico globale ha proteso negli ultimi secoli ad ampliare e rafforzare sempre di più la “macchina capitalista”. Il problema di fondo non insiste sul capitalismo, ma piuttosto su un altro fattore, ossia quanto il capitalismo stesso nelle formulazioni neoliberiste, ha spinto la sua macchina sempre più veloce. Produrre di più ha imposto la cancellazione di alcuni limiti importanti che hanno causato uno squilibrio devastante nell’intero sistema. Basti pensare che la popolazione dei paesi più industrializzati del mondo circa 800 milioni di persone, dispone dell’80% di risorse naturali dell’intero pianeta, il restante 20% è ciò che rimane al resto della popolazione mondiale di 6 miliardi e 200 milioni di persone, alle quali restano le briciole. Già questo dato, nella sua immediatezza, ci illumina sul fallimento del sistema capitalista che molto probabilmente, lo vogliamo o meno, dovrà prima o poi essere corretto e correggerlo non significa trovare un sistema perfetto, ben sappiamo che tale perfezione è impossibile. E’ chiaro che non si può produrre di più in modo illimitato! Non si può pretendere che una massa imponente di individui consumino sempre di più, alzando ogni volta l’asticella e creando una corsa senza alcun senso! Questi sono aspetti sui quali prima o poi l’intero globalismo dovrà farne i conti.
A spingere il capitalismo alle sue estreme conseguenze è il disequilibrio di tutti i sistemi associati, primo fra tutti l’economia. Un’economia che non a caso ci presenta gli stessi identici valori squilibrati, dove l’accumulazione di ricchezza ormai è nelle mani di un esiguo numero di persone. Cito a proposito un numero illuminante. Nel decennio successivo alla grande crisi economica del 2007, quindi nell’anno 2018 soltanto 26 individui possiedono la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, ossia esattamente l’intera metà più povera della popolazione mondiale. La Oxfam puntato i riflettori su questo trend perché di anno in anno è inarrestabile. Di questo passo arriveremo ad un pugno di persone che deterrà la ricchezza del resto della popolazione mondiale e non è una condizione molto lontana.
E’ lampante questo disequilibrio che non solo spinge l’acceleratore sulla finanziarizzazione del mondo e sul sistema capitalistico, ma di contro produce un serio disequilibrio nelle democrazie esistenti. Per capire questo ci viene incontro il filosofo Hegel, il quale sottolineò un aspetto importantissimo. Quando un fenomeno aumenta quantitativamente, non c’è soltanto un aumento di quantità ma c’è anche un cambiamento qualitativo di un paesaggio. L’aumento della quantità determina una variazione della qualità. Marx grande cultore di Hegel fu il primo a considerare questo aspetto in una questione non secondaria, perché se è vero quanto dice Hegel, allora non è vero che il denaro è solo un mezzo con il quale produrre beni e soddisfare bisogni, questi non sono più i fini. Se il denaro aumenta quantitativamente al punto tale che diventa la condizione di soddisfare qualsiasi bisogno e produrre qualsiasi bene allora il denaro stesso diventa un fine secondo il quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. L’aumento quantitativo del denaro ha prodotto in tutto il secolo scorso il cambiamento qualitativo di tutti gli equilibri del sistema. Se tutto si riduce al denaro, com’è effettivamente la condizione attuale, allora ben comprendiamo che l’accumulazione di denaro non costituisce più una ricchezza fine a se stessa, ma diventa il potere totalitario dove la stessa democrazia entra in crisi profonda. La bilancia tra denaro e politica non tende ad uno stato possibile (seppur difficile) più prossimo equilibrio, ma pende tutta dalla parte del denaro. In questo la stessa democrazia perde, anzi ha perso e sta perdendo sempre di più l’equilibrio e questo lo vediamo in modo sempre più preponderante in tutte le democrazie occidentali.
Negli ultimi decenni si è assistito chiaramente ad un accumulo di denaro e quindi di potere sempre più devastante delle elite finanziarie e quando l’accumulo di ricchezza supera una certa soglia, si crea un disequilibrio tra potere economico e politico. L’era attuale è lo svolgimento di un capovolgimento di potere importante a livello di tutte le democrazie occidentali, dove la bilancia decisionale pende più verso l’economia e questo genera una condizione di tendenza in grado di influenzare tutti i poteri in gioco. In un certo modo se la politica deve guardare più verso l’economia (come di fatto accade a livelli diversi), ecco che l’elettorato perde la sua rappresentanza. La politica non guarda più verso il suo elettorato ma si rivolge verso l’elite finanziaria perché il potere stesso delle società occidentali più industrializzate è nel denaro. Se al denaro abbiamo dato un potere illimitato di “comprare” pressoché tutto, persino i valori umani, finiamo in un modo o nell’altro in una democrazia squilibrata risollevando un problema antico posto anche durante la fondazione delle prime democrazie occidentali. E’ su questi parametri che negli ultimi quaranta anni abbiamo assistito ad una ristrutturazione completa a diversi livelli di tutte le società occidentali con una forma di controllo e ampliamento delle tendenze al consumo e all’indebitamento. Un progetto di disegno delle società che in qualche modo non è più condotto alla vecchia maniera con un imposizione ideologica totalitarista, ma lo è vendendo meglio lo scenario edonistico del consumo, della competitività estrema sostenuta nello stesso modo dalle elite il cui fondamento è “TUTTO PER ME NIENTE PER GLI ALTRI”. In questo senso il loro motto è diventato anche lo stesso della massa che seppur in difficoltà partendo dalle categorie più in crisi, esse stesse sono in competizione tra loro perché aspirano allo stesso idealistico consumismo delle elite. E’ su questo presupposto che si è persa un autenticità del dibattito pubblico, una rappresentanza delle parti in gioco, una vera e propria crisi dell’equilibrio democratico verso il quale seppur divisi in fazioni politiche, seppur divisi a livello idealistico in qualche modo si dovrebbe sempre tendere ad una forma di equilibrio perché un insieme di individui di qualsiasi nazione, contiene in se delle diversità e il concetto di rappresentanza politica significa in linea di principio rappresentanza delle diversità che una medesima società ha in seno senza alcuna forma di dubbio. Ciò però non dovrebbe implicare una perdita di diritti come ad esempio diritto ad una vita dignitosa, diritto di partecipazione sociale. La società moderna sta producendo l’esatto contrario dove la crisi stessa della democrazia rappresentativa, è mossa fondamentalmente da una profonda crisi culturale. Nella eterna divisione di fazioni politiche e sociali spesso in aspro contrasto e spesso senza alcun dibattito utile tra le parti, si comprende come tali divisioni costituiscono uno strumento utile e un ottimo specchio per le allodole, distogliendo la massa da un elite di potere che sta riprogrammando completamente la struttura di un ordine mondiale dando a ragione a quei critici che sottolineano il fatto di quanto le democrazie stanno diventando plutocrazie, le quali corrispondono alla totale perdita di equilibrio del sistema che proietta in una condizione innaturale.

Alessio Follieri




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2019-12-18T07:21:00.002-08:00

Il potere della mediocrità televisiva.

E’ innegabile il potere di suggestione sulla massa della tv. La Televisione suggerisce mode, ricostruisce modelli, genera punti di riferimento nuovi, comunica all’emotività, suscita gli umori. Chiusa nel suo circolo virtuale e falsificato, procede nel continuo processo trasformativo dal virtuale al reale.  Questo processo di trasformazione e di realizzazione di se stessa avviene tramite il telespettatore. E’ con il popolo dei telespettatori che il mondo televisivo oggettiva se stesso. Ed è qui che attua tutto il suo potere.
Un potere che il telespettatore stesso è
generalmente portato a negare, poiché l’illusione principale dello strumento televisivo consiste nella falsa condizione che il telespettatore con uno strumento “democratico” come un telecomando, possa scegliere cosa vedere e cosa no, determinando successivamente quale programma è per lui di maggior gradimento. In questo senso la Tv si propone come un organismo falsamente democratico. Lo sarebbe in modo più ampio se saltando da un canale all’altro avrei modo di poter avere la pluralità della proposta di modelli, ma è facilmente verificabile come gli stessi prodotti televisivi da una canale all’altro siano l’esatta riproduzione di modelli dominanti.
Il messaggio televisivo continuamente riproposto è frequentemente votato alla mediocrità, al vuoto intellettuale, perché acritico e confessato come verità unica. Inneggia spesso la violenza sia essa verbale, mostrata, informata. E’ frequentemente diseducativo nei modelli che diventano poi un punto di riferimento, soprattutto nei più giovani. Lo stesso filosofo K.R. Popper oppose una critica al sistema autoriale televisivo, all’idea liberalista che il compito della Tv sia informare non educare le persone. Secondo Popper la tv dovrebbe avere una funzione educativa, e l’accezione del concetto secondo cui il compito televisivo è unicamente informare, non solo è falso, ma è anche disonesto. Non ci può essere informazione se prima non si esprime una certa tendenza, ciò si vede già nella scelta dei contenuti. Scegliere su quali aspetti la gente debba essere informata, predispone già una scelta a priori degli argomenti, cosa si pensa dei fatti e decidere per il loro interesse e significato, determina in modo innegabile una tendenza.
In passato si è già lungamente discusso sul rapporto tra politica e informazione e spesso assistiamo ad una critica della politica sulla pluralità e obiettività dell’informazione televisiva, per quanto concerne quel sottile profilo di non informare ma orientare l’intendimento dell’opinione pubblica su alcuni fatti, ma questo non è altro che un singolo aspetto da intendere in modo trasversale sulla società, sui costumi, sulla morale.
Secondo il Prof. Umberto Galimberti “Nessuno di noi è al mondo, ma ciascuno di noi viviamo sempre all’interno di una descrizione del mondo”.Nel mondo contemporaneo si è invertito il modo di fare esperienza, una volta per conoscere il mondo si andava in strada e si viveva nel mondo, oggi per sapere cosa accade nel mondo si va a casa e si accende la tv, in questi termini è chiaro che il mondo è il mondo televisivo. Ciò secondo Galimberti pone essenzialmente una riflessione sul principio di autorità televisiva, perché induce in un certo qual modo a considerare “è vero ciò che viene detto alla tv”. Questo implica una riflessione notevolissima del pensiero perché rimette in circolo quel principio di autorità secondo cui “vere sono le cose secondo chi le pronuncia”.
La questione più potente e più importante è che l’intero contesto televisivo si è conformato secondo il pensiero unico dominante e questo accade non solo per influenza diretta di un “potere non dichiarato”, di qualcuno che domina la tendenza televisiva, nella quale possiamo in un certo modo rintracciare diverse influenze, ma sorprendentemente il dominio maggiore come influsso del pensiero unico si determina da un signor nessuno che è il mercato. In tutto il suo sistema di informare/educare, la televisione riflette essenzialmente la tendenza del nostro tempo che è dettata da un disequilibrio tra qualità e quantità. Questa riflessione ci pone in un ruolo di critica del meccanismo televisivo che contrasta decisamente con il ruolo del “telespettatore” che spesso si pone in modo acritico rispetto a ciò che assorbe dall’inferenza televisiva. La ricerca della quantità, impone al ruolo autoriale televisivo come primo obiettivo l’auditel che è un indice trasformativo del successo televisivo in introiti economici per la rete. La ricerca di auditel non guarda alla qualità, né all’educazione, entro certi limiti, ma pone in essere unicamente la quantità. Poste in un circolo competitivo ecco che le trasmissioni televisive hanno come principale punto di riferimento l’aspetto quantitativo e non qualitativo. E’ altamente influenzata dai principi del mercato essenzialmente capitalistico. Ma c’è di più. Riproponendo Galimberti, alcune trasmissioni televisive fanno qualcosa oltre che insegnano ai giovani come si ama, come si odia, come si reagisce ai tradimenti, come si insulta etc… ossia si insegnano i sentimenti e in perfetta concordanza con il pensiero unico si insegna il “sentimento unico” e l’educazione sentimentale a quei livelli è estremamente pericolosa.
La televisione ci confeziona una realtà virtuale che oggettiviamo come reale, ci educa in modo sbagliato e non sollecita il sano dibattito e la pluralità umanistica, ma chiude la percezione entro binari molto ristretti che diventano i modelli dominanti della società del nostro tempo. In questo senso gli autori e i protagonisti televisivi sono spesso ignoranti sul loro enorme potere che esercitano in termini di influenza verso l’opinione pubblica che non è portata alla riflessione, ma ad un’acquisizione passiva di valori o meglio di “non valori”.
Albert Espinosa, scrittore e sceneggiatore televisivo, autore del celebre “Braccialetti Rossi” scrive nell’omonimo libro “Quello che vediamo nei film è un universo di falsi luoghi comuni, che finisce per sembrarci reale. Ti mostrano come dovrebbe essere l’amore, ma quando ti innamori ti accorgi che non è per niente come il cinema. Ti fanno vedere cos’è il sesso, ma quando lo fai scopri che non ci assomiglia neanche lontanamente. Ti fanno addirittura vedere come dovrebbero finire le storie d’amore, e come risultato la gente si dà appuntamento in un bar per lasciarsi, emulando la scena di un film. E non funziona ovvio, non può funzionare, perché nel mondo della celluloide la cosa si risolve in cinque minuti; tu invece ci metti sei ore e alla fine non hai nemmeno chiuso con quella persona, anzi, ti ritrovi a farle una proposta di matrimonio o a giurarle di volere un figlio”.

La sintesi deviata della realtà prodotta dalla televisione, è legata ad una tesi già preconfezionata esattamente come un prodotto viene immesso nel mercato, in perfetta concordanza con il clima del nostro tempo che vede la riduzione della realtà stessa a prodotto-denaro. E’ una realtà banalizzata che infine mistifica la mediocrità. Il perseguimento di una logica che sfugge alla logica comune, infondendo valori alienanti, che paiono sempre indiscutibili e non sono mai messi in discussione nella monotematica che nega il pluralismo delle idee.

Alessio Follieri

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2017-10-22T06:37:00.001-07:00

Gazzettino: La dialettica pubblica è divorata dall’ignoranza?

Gazzettino: La dialettica pubblica è divorata dall’ignoranza?: di Alessio Follieri La cultura può insegnare un qualcosa di fenomenale, importante e irrinunciabile: la critica. Lo spirito criti...
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2017-06-25T08:48:00.001-07:00

Alessio Follieri al Salone del Libro di Torino con "Ti racconto di lei"

Il romanzo di Alessio Follieri "Ti racconto di lei" corona un tour e un successo tra musica, cinema e spettacolo con una nuova importante tappa al Salone Internazionale del Libro di Torino con la Aster Academy International.
Alessio Follieri e il suo lungo trascorso nella mondo della scrittura e dell’editoria. E’ scrittore, filosofo e sceneggiatore che ha raccolto nel corso degli ultimi 15 anni numerose esperienze in tanti settori diversi della scrittura e della cultura. Esordisce alla fine degli anni 90 con numerose collaborazioni e pubblicazioni su mensili, quotidiani e riviste, curando temi oggetto delle sue ricerche, l’Universo e l’evoluzione della vita affrontando poi temi sociali e umanistici. Con il suo saggio di esordio scritto all’età di 18 anni “La nuova razionalità” (Pascale Ed) vince il prestigioso premio letterario della Confederazione Arti Letterarie e Scientifiche di Roma. E’ chiamato dopo di allora in numerose città italiane in conferenze e seminari per esporre le sue ricerche. Dopo numerose collaborazioni con enti e associazioni culturali italiane ed estere, la sua seconda pubblicazione “Il doppio senso della vita” (Giraldi Ed. Bologna) mantiene un carattere meno scientifico e più divulgativo rispetto alla precedente. Pubblicazione che gli vale il premio come finalista al prestigioso Premio Firenze e il primo premio dell’Istituto Italiano di Cultura. In occasione della promozione del romanzo nasce il format culturale da lui ideato di creare presentazioni letterarie uniche che fanno vivere il libro e i suoi contenuti non solo nella lettura, ma anche attraverso immagini (cinema) e musica. E’ in quell’occasione che darà l’avvio al progetto in un format portato al Teatro Traiano di Civitavecchia dove a presentare il suo libro ci sono: Giuliano Gemma, Dario Argento, Asia Argento, Pino Quartullo, in un teatro tutto esaurito. A seguito di una serie di eventi vi sono alcune sue partecipazioni e scritture di format tv legate alle scienza e alla cultura più generalista. Nel corso degli anni ha modo di vivere e conoscere l’ambiente dell’editoria, della musica, del cinema, esperienze che faranno maturare conoscenze importanti di settore come l’incontro con grandi editori, produttori cinematografici, registi e attori. Successivamente prende il via una collaborazione con l’associazione letteraria internazionale “The Italian Book Club” di Federico Conforto, che lo porterà a realizzare una manifestazione al Teatro Quirino di Roma che ha unito in un unico evento musica, cinema, ballo, letteratura con ospiti prestigiosi. Numerose le sue scritture e collaborazioni, molte delle quali lo vedono nel corso del tempo maturare l’esperienza acquisita per aiutare scrittori e scrittrici emergenti. Autore versatile e originale, per molti versi sperimentale, va annoverato ad esempio un suo saggio sperimentale sull’ufologia dove ha affrontato il tema da una prospettiva di filosofo della scienza, in uno scritto divulgativo breve che in sole 48 ore ha segnato più di 12.000 download nella rete. Il 2013 è l’anno giusto “il momento più opportuno” a suo dire per dare alla luce il primo romanzo che aveva nel cassetto da diverso tempo “Ti racconto di lei” (Lampi di Stampa Ed).
Il romanzo si conferma un successo letterario conseguito in un tour in diverse città italiane. A presentarlo con lui l’attore Gianmarco Tognazzi, l’attore Filippo Timi, il giornalista Rai Roberto Amen. Tappe che vanno dai teatri e successivamente ai cinema in eventi che toccano dalle 350 presenze alle 600. L’apertura ai cinema è stata propizia in occasione della presentazione del booktrailer “Ti racconto di lei” di cui ha curato la regia e dove Stella è stata interpretata dall’attrice Valentina Paterna, con la partecipazione di Selene Casamassima e Federico D’Alessandris. Con cantautore D’Alessandris (LArtefice) ha coronato un sodalizio che procedeva da anni e naturalmente un’amicizia che ha portato alla produzione e realizzazione di un singolo “Ti racconto di lei” ispirato all’omonimo romanzo prodotto e distribuito dalla TSC Records di Gianni Foti. Lettura, immagini e musica, “Ti racconto di lei” ha costruito un “mondo” di sensazioni vissute sotto profili artistici diversi, ha coinvolto migliaia di lettori, artisti, registi e attori. Il romanzo nel 2015 vince il Premio Letterario “Europa” che ha in selezione centinaia di opere sia italiane che straniere. Del romanzo è
già pronta la versione in Spagnolo che è in fase di pubblicazione in Sud America e quella inglese in progetto di pubblicazione negli Stati Uniti e Regno Unito. Nel 2015 Alessio Follieri è nominato Presidente dell’Associazione Culturale Aster Academy International, associazione internazionale che opera in tutti i settori culturali: arte, cinema, letteratura, musica, teatro, nonché si prefigge finalità sociali e umanitarie. La presentazione dell’associazione è originale perché nell’occasione la location destinata all’evento è il Parco Aquafelix, a seguirlo in questa nuova avventura decine di persone che sono i “volontari attivi” dell’associazione nonché gli artisti che hanno sposato il suo progetto presenti all’evento: il regista Dario Argento, l’attore Gianmarco Tognazzi, l’attore e regista Pino Quartullo, l’attrice Francesca Chillemi, il giornalista Rai Roberto Amen, la regista Maria Sole Tognazzi, l’attrice Alessia Barela, il regista Giorgio Amato. I profili più istituzionali: l’On.le Souad Sbai, l’On.le Fabio Porta, il Dott. Gino Saladini. L’associazione si propone sotto un profilo mondiale e in breve tempo oltre all’apertura in diverse sedi regionali italiane, si conferma in Argentina grazie ad un secondo sodalizio di Alessio con lo scrittore, poeta e giornalista Gaetano Amato, già attore e regista, con il quale oltre a fondare una sede argentina della Aster Academy, fondano anche un mensile culturale “Il Gazzettino Italiano Patagonico” diffuso in gran parte delle province Argentine e si conferma un successo nella sua unicità di presentarsi in doppia lingua italiano e spagnolo. Oltre a dirigere la Aster Academy e il “Gazzettino Italiano Patagonico” è ultimamente impegnato anche come insegnante di scrittura dove nel suo metodo illustra anche aspetti innovativi del mestiere di scrittore contemporaneo.
 


Abbiamo incontrato Alessio per farci raccontare appunto “Ti racconto di lei” dove svela alcuni particolari mai raccontati.
D: Ci sarebbero tante cose da chiederti, una su tutte, quale sono state le tue emozioni in questi due anni di “Ti racconto di lei”?
R: Tante e tutte insieme, sono stati due anni di incontri con tantissime persone ovunque abbiamo fatto un evento e parlo al plurale perché non sono stato certo solo in questa meravigliosa avventura. Il bello è ricevere tante interazioni con le persone, ricevere apprezzamenti ma soprattutto anche critiche è la cosa che mi piace di più, perché la critica aiuta sempre e innegabilmente a crescere. Due anni intensi dove sono nate tante idee nuove, ma soprattutto dove l’incontro con tante persone ha permesso anche di affrontare nuovi progetti, nuove iniziative molte di queste sono il cuore della Aster Academy.
 
D:  Si è molto discusso sulla storia narrata nel tuo romanzo, è molto particolare e chi la legge per la prima volta si chiede se Stella, la protagonista esiste, se queste vicende sono realmente accadute?
R: Le difficoltà nello scrivere una storia del genere sono state molte e notevoli, ovviamente trascurate dai più. Stella esiste veramente e la storia ricalca moltissimo la realtà. Per la stesura ho dovuto in qualche modo “violentare” e “forzare” me stesso per attenermi ad una regola che mi ero prefissato, ossia il romanzo doveva essere prima di tutto il più semplice possibile e in secondo luogo dovevo io scrittore sottrarmi il più possibile dal mio compito per far emergere appunto la storia e i suoi protagonisti in tutta la loro credibilità. La storia doveva avere una doppia leggibilità, per il lettore che la legge come una storia di fantasia e per il lettore che la legge come una possibile storia vera. Direi almeno con le interazioni avute da migliaia di persone di essere riuscito almeno in questo obiettivo. Altresì dovevo e mi sono imposto, cosa non molto difficile da perseguire almeno per me, lasciare il palcoscenico solo a lei, a Stella, in questo senso l’io scrittore si è messo un po’ da parte puntando soltanto alla concretezza.
D:  Concordi con me nel dire che molti passaggi di questa storia sono difficilmente credibili per quanto sono incredibili?
R: Concordo con te, ma premetto un aspetto importante della questione, ed in questo caso entro in gioco io stesso come autore e quello che può essere definito come mio “background” culturale, il mio passato, dove sono stato anche un ricercatore e un attento osservatore, quindi è ovvio che un fatto può essere più o meno credibile e vi è una sacrosanta libertà da parte di ognuno di credere o non credere, ma per quanto mi riguarda nel mio ruolo di autore ho certezza di quanto ho scritto.
D: Emerge nella storia il rapporto che Stella ha con sua nonna che si rivela autentico, dolce e soprattutto forte.
R: E’ uno dei passaggi che almeno quasi tutti i lettori mi hanno confermato come suggestivo e anche commovente. In realtà il lavoro di studio e stesura, ha avuto processi nel corso degli anni, le idee sono state molto diverse sull’impostazione di trama, devo l’approfondimento di questo profilo umano all’amico Dario Argento che lesse una stesura precedente e lo colpì molto quel passaggio, ne parlammo e sviluppai un apertura diversa a riguardo.
D: L’ambientazione è particolare, un’anonima provincia romana, una scelta in controtendenza rispetto ai romanzieri attuali soprattutto più giovani, come mai?
R: Vige un principio importante almeno per me, quando scrivi qualcosa il livello più alto di credibilità lo raggiungi se narri: la tua gente, i tuoi luoghi, quello che hai vissuto profondamente. Con questo non vuol dire che non si può narrare una storia ambientandola dall’altra parte del mondo. Assolutamente, anzi, ho stesure che sono totalmente ambientate altrove, tuttavia in questo caso specifico ho consegnato all’elemento locale l’ambientazione per scavare a fondo nel contesto che sarebbe risultato più naturale concentrandomi molto di più sui tantissimi valori etici, morali, psicologici contenuti nei personaggi. Cito un esempio italiano eccellente a riguardo, il bravissimo Niccolò Ammaniti che con le sue opere ha toccato sempre profondamente la provincia italiana costruendo addirittura vicende ai limiti del paradosso, dell’incredibile, quando fai questo conferendo allo scritto profonda credibilità, Ammaniti è un maestro in questo, non sei un bravo scrittore ma bravissimo e lui lo è e non sono certo io a doverlo confermare. Almeno ultimamente si assiste soprattutto nelle nuove generazioni all’eccessiva tendenza di essere americani e hollywoodiani nelle ambientazioni, è un chiaro retaggio del cinema contemporaneo, dove c’è la strana idea che una buona storia per essere tale dev’essere ambientata negli Usa piuttosto che altrove, dimenticando però un fatto essenziale che spesso queste scelte sono ricalcate da come noi vediamo gli Stati Uniti (attraverso il cinema) e non come sono effettivamente, quindi mentre qui può avere un certo impatto e suggestione, agli occhi di altri lettori, non italiani ad esempio, può  suscitare l’esatto contrario. E’ chiaro se devo narrare una storia di spionaggio sulla CIA, allora è scelta ovvia se non obbligata, ma quando non è strettamente necessario si può anche farne a meno.  
D: Hai pensato ad un possibile film? la storia si presta molto ad un progetto cinematografico.
R: In realtà l’idea è nata quasi in simbiosi con Gianmarco Tognazzi, ce lo siamo detto quasi contemporaneamente, l’idea c’è ed anche un inizio di progetto nella scrittura delle sceneggiatura, abbiamo anche paventato la possibilità di un progetto televisivo più che cinematografico, ma spesso ne parlo poco perché conosco l’ambiente, le difficoltà di produzione e l’attuazione di questi progetti, è il tipico esempio del detto che “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, porto avanti molto lentamente questa cosa che tra l’altro deve farsi largo tra mille impegni che sto sostenendo in questo momento, quindi la filosofia è più “si vedrà quando sarà il momento”.
D: Il progetto musicale “Ti racconto di lei” com’è nato?
R: E’ nato in modo semplice, istintivo e immediato con Federico D’Alessandris (LArtefice) che ha poi coinvolto nella produzione Gianni Foti. Ti direi che con Federico era quasi un lavoro ovvio e scontato da fare, tante sono state nel tempo le nostre collaborazioni, in realtà io e Federico interagiamo in tempo reale, da progetti musicali, letterari, spettacoli, concerti, Federico come me ha molto a cuore questa storia, non c’è stato bisogno d’altro, semplicemente lui ha interpretato la sua visione di concetti che gli avevo espresso e che comunque ci diciamo quotidianamente e ha dato l’avvio alla sua arte.
D: Senza svelare troppo per chi non l’ha letto il finale lascia un’apertura, un senso di “la storia continua” come mai questa scelta?
R: Nella domanda hai già svelato troppo. Ti rispondo dicendoti che la storia di Stella non si esaurisce lì, c’è molto che va detto e sarà detto anche fuori dalle pagine di un libro.
D: Sei impegnato in progetti artistici, un’associazione internazionale, una testata giornalistica, quanto rimane spazio per lo scrittore?
R: Domanda dolente. In realtà specialmente nell’ultimo anno molto poco, anche se ho progetti di qualche anno da definire come pubblicazioni, tuttavia il prossimo anno uscirà quasi sicuramente un mio nuovo libro, contando anche il fatto che “Ti racconto di lei” è in uscita all’estero e quindi di nuovo ci sarà un impegno di viaggiare parecchio e andare anche molto lontano. Una fase che mi incuriosisce è quella di interagire con lettori di altre nazionalità per vedere come accoglieranno questa storia. In Sud America il progetto è pronto si devono definire le ultime cose mentre è già arrivata la prima proposta da un editore degli Stati Uniti ma sto vagliando un attimo degli aspetti sulla pubblicazione.
D: Fra tutti gli impegni c’è anche quello con la Aster Academy  di promuovere dei tuoi corsi di scrittura.
R: Il tempo… il tempo, è sempre quello di cui c’è bisogno... in realtà si, era una mia vecchia idea di improntare dei corsi di scrittura unici, nel senso che illustrerei sia l’aspetto creativo in un modo particolare ma anche quello promozionale e editoriale per dar modo di avere una consapevolezza completa che oggi è necessaria. Si tratta in pratica di mettere in opera un metodo che alla fine è nato dalle numerose interazioni con gli scrittori, editor ed editori e che guarda a esigenze specifiche di quegli aspetti che inevitabilmente ci coinvolgono nel momento in cui diciamo a noi stessi “voglio scrivere un libro”.
D: La Aster Academy è un progetto che avanza molto velocemente e che quest’anno fra i numerosi eventi c'è la partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino.
R: E’ un progetto che ho fortemente voluto e che ha dato modo ad altri scrittori e scrittrici di unirsi all’iniziativa del Salone Internazionale del Libro di Torino. Io li ringrazio e soprattutto considero anche istruttivo condividere le esperienze tra scrittori, soprattutto quelle importanti come questa. La Aster Academy sta crescendo molto a livello anche internazionale coinvolgendo figure importanti ma anche moltissime persone operative che ci sono dietro e che hanno creduto nel mio progetto e nelle mie idee iniziali, anche se la parte più bella sta arrivando con le proposte di tutti ed è proprio lì che vi è senso in un organizzazione di questo tipo. Quello che ci spinge è che abbiamo molte cose da dire in merito alla cultura e soprattutto su come affrontare i progetti, le iniziative, creando nuove possibilità con uno spirito culturale nuovo, aperto, diverso. Una cultura che nel nostro paese la vedo sempre in estrema difficoltà e immobilità.
 
 
"Ti racconto di lei" di Alessio Follieri
al Salone Internazionale del Libro di Torino
Padiglione 1 Stand D64
 
 
 
 
 

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2016-04-23T22:44:00.002-07:00

Al Salone Internazionale del Libro di Torino con la Aster Academy

Un progetto fortemente voluto dal Presidente Internazionale Alessio Follieri, la presenza della Aster Academy International al Salone del Libro di Torino 2016, per promuovere cultura e gli autori della Aster Academy, un appuntamento importante come il Salone di Torino che è la seconda fiera editoriale più importante d'Europa per numero di espositori. Va annoverata l'edizione 2006 dell'evento che ha contato 300.000 visitatori e resta ad oggi il record assoluto.
 
Promuovere la cultura e soprattutto gli autori della Aster Academy, che presenteranno titoli molto vari e di genere molto diversi tra loro. L'appuntamento e la presenza dell'Associazione Internazionale in un evento di tale caratura segna una tappa molto importante per la Aster Academy, l'iniziativa si colloca in un contesto di programmazioni dell'associazione molto ampio che ricordiamolo è la dimostrazione che grazie a delle sinergie e partnership importanti è possibile costruire il giusto potenziale per promuovere le arti. Oltre alla letteratura infatti la programmazione di quest'anno si arricchirà con nuovi settori: eventi teatrali, cinematografici, musicali, convegni scientifici ed eventi speciali. E' opportuno annoverare come questi eventi sono finalizzati, promossi e strutturati adeguandosi ad un livello che non è soltanto locale, ma nazionale ed in alcuni ambiti anche internazionale. E' su queste prospettive che il gruppo associativo può promuoversi e non solo, i singoli artisti possono avere visibilità e riscontro. Molto importanti sono le relazioni internazionali con la sede in Argentina coordinata dal Dott. Gaetano Amato che tra l'altro è anche responsabile del gruppo "Poeti nel mondo" in grado di raccogliere il testimone di letterati non solo in Sud America ma in ogni parte del mondo, oltre la recente notizia della programmazione di aprire una sede in Marocco, oltre che in valutazione vi sono sedi negli Stati Uniti e Regno Unito.
 Oltre a importanti partnership e alla gestione italiana del mensile culturale internazionale italo argentino "Il gazzettino italiano patagonico" che sta riscuotendo grande successo nelle edicole in Argentina.
 
Un'attività continua che tappa dopo tappa apre nuovi scenari ad un'associazione internazionale di primo livello che tra i soci onorari annovera: il regista Dario Argento, l'attore Gianmarco Tognazzi, l'attore e regista Pino Quartullo, l'attrice Francesca Chillemi, l'On.le Souad Sbai, l'On.le Fabio Porta, il giornalista Roberto Amen, il criminologo e scrittore Dott. Gino Saladini, la storica e scrittrice Antonella Orefice, la Presidente dell'Istituto Latino Americano di Cultura Rosana Silva Di Giacomo.
 
Questi i nomi e le opere degli scrittori della Aster Academy al Salone Internazionale del Libro di Torino 2016:
 
Natalia Aradis "Evoluzione di un frammento"
Alessandro Bisozzi "Vittorio Tamagnini, l'uragano di Amsterdam"
Flavia Salomone "C'era una volta homo"
Alessio Follieri "Ti racconto di lei"
Simone Toscano "Edmund Brown"
Maria Donata Tranquilli "I figli dell'ombra"
Marco Salomone "Come gettare un sasso in uno stagno"
Danilo Catalani "Il rugby è un'altra cosa"
Roberto Giovannetti "La donna dei sogni"
Roberta Galletta "La darsena romana"
Alessia Giovannini "Il potere segreto dei cavalli"
Rabino Andrea e Serena Martini "Maledetto istinto"
 
Questi i titoli che andremo a conoscere le prossime settimane.
 
Ufficio stampa Aster Academy International
 

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2016-03-18T08:44:00.001-07:00

Ti racconto di lei, le parole di un poeta.

Una recensione del romanzo di Alessio Follieri "Ti racconto di lei" da un poeta, Nino Amato, una recensione molto speciale.

"C’è un lusso che tutti, ogni tanto, possiamo permetterci: passare la notte con un libro. Trovarsi l’alba negli occhi e il cuore come un treno in corsa che viaggia verso una meta sconosciuta. “Tre volte all'alba”, dentro un’alba differente: la mia. Un caffè, il pieno di sonno e appena poche ore per dormire. Ti risvegli dopo poco in un giorno di festa, fuori il tempo è grigio ma in te hai tutta la Luce dell’Aurora.
Non nascondo il mio amore per il modo di scrivere di Follieri, le ragioni non le conosco, so che le sue parole mi entrano dentro e mi percorrono, so che lo devo rileggere, lo devo respirare e soprattutto, più di altri autori, debbo sottolineare i periodi che mi rapiscono, che mi portano lontano, nel mio luogo più vicino: dentro.
Ho vissuto questo libro in una notte, è breve e l’ho terminato all'Alba. Un
caso? no, non credo al caso.
Vi lascio alcuni respiri più intensi, alcune mie pause prolungate, qualche batticuore e in tutti questi attimi: i miei occhi chiusi, mille fotogrammi di vita sotto le palpebre e la luce dell’alba ad aspettarmi.
Due passi sul terrazzo in un’alba grigia, una tazza bollente di caffè fra le mani, raggiungo la mia panchina e resto a guardare l’orizzonte, sorseggio il mio caffè infreddolito…pochi minuti necessari, indispensabili, Miei.
Tutte le emozioni dentro, tutta quella luce difficile da far addormentare… cullato dal calore del letto affiora un sogno, un ricordo, una melodia… è luce d’alba. Morfeo mi porta con se e io lo seguo, mi fido di Lui".

 
Nino Amato
 
 
"Ti racconto di lei" la storia che ha emozionato migliaia di lettori e personaggi della Tv e dello Spettacolo.
 
Fabio ha un passato duro, difficile da dimenticare. La costruzione di una famiglia, una vita nuova dove corona il suo sogno di diventare giornalista. E' così che trova il suo equilibrio, ma una serie di eventi sconvolgono le sue certezze. Il suo destino lo porta ad incontrare una donna straordinaria e unica, Stella. E' questo evento che cambierà per sempre le sue certezze. In questo incontro troverà nuove speranze e dovrà affrontare di nuovo il suo cupo passato, incontrare un fratello che ormai non vede più da troppo tempo. Inizia un viaggio, l'occasione di poter parlare interiormente con suo fratello e raccontarci di lei, di Stella, del suo potere, della sua forza, della sua vita. Stella è la chiave per cambiare la vita di tutte le persone che incrociano il suo cammino ed ora, Fabio, spinto da una nuova forza e speranza andrà incontro al suo destino.
Due strade che s'incontrano al crocevia fra scetticismo e apertura al possibile, in una grande storia di crescita e riscatto.
 

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2016-01-22T08:20:00.003-08:00

Al Salone Internazionale del Libro di Torino con la Aster Academy

 
Un'iniziativa per promuovere autori e libri, l'Associazione Culturale Internazionale Aster Academy International sarà presente alla prossima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con un proprio spazio stand. L'iniziativa nasce per dare la possibilità ad autori emergenti e non per essere presenti all'importante manifestazione fieristica letteraria. Com'è politica stessa dell'Associazione, fortemente sostenuta dal Presidente Internazionale Alessio Follieri, quella di promuovere arte, cinema, teatro, letteratura, scienze e iniziative umanitarie, il progetto per gli autori dell'Associazione oltre alla partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino rientrano in un programma più ampio dove l'associazione promuove in numerosi canali diversi, stampa, tv, radio, eventi.

Se hai pubblicato un libro e sei interessato a partecipare al Salone Internazionale del Libro di Torino

Contattaci
 

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2016-01-22T07:52:00.000-08:00

"Ti racconto di lei" vince il premio Letterario Internazionale Europa

Alessio Follieri con il suo ultimo romanzo "Ti racconto di lei" vince il premio letterario della Universum Academy Switzerland.

La 16a Edizione del prestigioso premio Letterario Internazionale Europa indetto e organizzato dall'Associazione Internazionale Universum Academy Switzerland ha stilato ieri le graduatorie finali dei vincitori nelle rispettive sezioni. La stessa organizzazione del premio ha diffuso tramite il suo comunicato stampa
"Il numero straordinario delle opere presentate e la loro eccellente qualità, hanno obbligato la Giuria a riletture supplementari per definire le classifiche finali dei premiati".
Ad aggiudicarsi il primo posto nella sezione romanzi/saggi editi, è il nuovo romanzo di Alessio Follieri "Ti racconto di lei" il racconto di una donna straordinaria, edito da Lampi di Stampa Editore. Con questo premio Follieri risulta vincitore di almeno un premio letterario per ogni suo libro pubblicato fino ad oggi.
 
Il romanzo che racconta di lei, di Stella, in una storia ambientata nell'Italia rurale e provinciale dei primi anni 60' fino ai giorni nostri. Una storia che comunica quanto "l'amore per il prossimo può superare quello per se stessi" nel costruire una via verso una nuova consapevolezza. In Stella emergono aspetti sorprendenti, a tratti sconcertanti ed è nella sua semplicità riflessa anche nello stile narrativo estremamente realista scelto dall'autore, che apre numerose domande sulla natura di questo straordinario personaggio.
A.Follieri e G.Tognazzi all'evento
"Ti racconto di lei" al Circolo
Montecitorio lo scorso Dicembre.
La giuria presieduta dalla Prof.ssa Colomba Tirari comunicherà a breve i verbali. La premiazione si terrà Domenica 17 Maggio a Lugano.
 




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2015-04-01T03:26:00.002-07:00

ISIS. Dietro il palcoscenico dell'orrore

Il nuovo saggio di Souad Sbai

Un’analisi lucida e attenta del fenomeno ISIS e dell’estremismo islamico. Perché è così forte? Quali sono le sue radici? Ma soprattutto, quali sono le responsabilità del mondo occidentale?
In un quadro socio-psicologico dove l’informazione è coartata e la comunicazione è obbligata dai social a diventare sempre più iconica e meno concettuale, le dottrine proselitiste che preparano e armano carne da macello trovano un terreno fertile, ma soprattutto disabitato. Per capire cos’è l’ISIS, chi è Abu Bakr Al-Baghdadi e soprattutto cosa verrà dopo il cosiddetto “Stato islamico”, occorre ritornare a pensare. Il nocciolo fondante di questo rapido quanto apparentemente ingestibile quadro geopolitico, fra
tradimenti e tardive prese di coscienza, sta tutto nell’ormai certo rovesciamento delle parti, per il quale l’Occidente ha smesso di pensare mentre il jihadismo salafita ha messo il pensiero alla base della sua strategia di conquista. Sui nostri smartphone e sulle nostre tv arriva il messaggio che l’integralismo stesso vuole veicolare, trovando la strada sgombra nella morbosa ingordigia di messaggi sensazionalistici di cui l’uomo moderno viene nutrito. Egli ride, inconsapevolmente, di se stesso e di quei valori che soli, oggi, potrebbero salvarlo: non dal jihadismo e dal terrorismo, ma dall’autodistruzione volontaria e programmata del suo essere uomo.
 
 
 
 
 
 
Biografia:
Souad Sbai, giornalista, opinionista e docente universitaria, è stata deputata del Parlamento italiano e, dal 2005, è membro della Federazione per l’islam moderato e pluralista, istituita presso il Ministero dell’Interno. Ha pubblicato per Cantagalli L’inganno. Vittime del multiculturalismo (2010); per Armando Curcio, Il sogno infranto. La nuova primavera araba (2011), La rosa di Algeri (2012), Da Tunisi a Istanbul (2013) e ha curato il libro di Mustapha Rached Ostaggi dell’integralismo (2014).

SU ARMANDO CURCIO EDITORE

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2015-03-16T07:19:00.003-07:00