Per resistere mi feci pietra la storia di Piero Maieron deportato a 17 anni nel campo di Dachau e incaricato di raccogliere i cadaveri
In occasione del Giorno della Memoria, si ricorda la storia di Piero Maieron, deportato a 17 anni nel campo di Dachau. Sua figlia Alessandra ripercorre il suo percorso e le esperienze di altri giovani deportati, offrendo uno sguardo lucido e rispettoso su un passato che richiede memoria e riflessione.
Oggi, nella giornata che ricorda l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1945, sua figlia Alessandra ripercorre la sua storia, raccontata nel memoriale I miei giorni a Dachau (Nuovadimensione, collana Memoria). PerchĂ© suo padre fu deportato? «Era il 28 maggio 1944. Due tedeschi erano stati ammazzati e venne ordinato che per ogni soldato tedesco ucciso venissero giustiziati dieci italiani. Mio padre e mio nonno cercarono di fuggire in montagna attraverso un sentiero che passava dietro la loro casa. Ma appena lo ebbero imboccato, vennero fermati dai tedeschi. Mia nonna se ne accorse e, dal momento che parlava tedesco perchĂ© era nata in Austria, cercò di spiegare a quei soldati che papĂ e nonno non c’entravano nulla con quegli omicidi, e così ne risparmiò la fucilazione immediata. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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" " Piero Maieron ripeteva questa frase quando raccontava di Dachau. Aveva 17 anni quando arrivò al campo insieme a suo padre Basilio, il 2 giugno 1944, dopo essere stato deportato da Paluzza (Ud - facebook.com facebook
Piero Maieron aveva 17 anni quando fu deportato a #Dachau col padre. Tornò dopo 14 mesi, lui no. “I miei giorni a Dachau” riporta per la prima volta l’elenco dei 339 deportati del Trasporto 48: un documento che dà voce a chi non è tornato. Dal 16 gennaio p x.com
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