Perché adoro guardare le ricette del New York Times anche se non ne ho mai cucinata una
Mi piace guardare le ricette del New York Times anche se non le ho mai provate a cucinare. Trovo interessante la cura nei dettagli e la qualità delle immagini, che rendono ogni piatto invitante anche senza prepararlo. Ricordo quando, all’inizio della mia carriera, il direttore di Cucina Italiana insisteva sull’uso esclusivo dell’analogico per le foto, dimostrando l’importanza della fotografia per comunicare la passione per il cibo.
Quando ho iniziato a fare questo lavoro, l’allora direttore (che non avrebbe mai e poi mai voluta essere definita direttrice, ma credo che questo non c’entri con il nostro tema di oggi) della Cucina Italiana pretendeva che le immagini, tutte le immagini, presenti sul suo giornale fossero scattate in analogico. Banco ottico, flash, sala posa. Parliamo di venticinque anni fa, non di mille: riccanza vera, mica pizza e fichi. Un giorno, l’improvvida stylist che sceglieva tovaglioli e piatti (all’epoca non si faceva molto più di quello) mise un grappolo di pomodori ciliegini dotati di picciolo verde su un piatto di pasta, come vezzosa decorazione a un piatto altrimenti davvero povero e banale. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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Adoro questo trend di nostalgia del 2016 perché, per me, è stato l’anno più importante e intenso della mia vita. Iniziò con la mia rinuncia agli studi di lingua e letteratura tedesca e giapponese. Ricordo ancora benissimo la paura e la frustrazione che provavo, facebook
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