Words world war | così Trump ha sdoganato la guerra La sua è la rivoluzione delle parole
Un anno dopo l’insediamento di Donald Trump, emerge come le sue parole abbiano contribuito a ridefinire il discorso sulla guerra. Da un inizio considerato folklore, si è rivelato un approccio più serio e determinato, segnando una svolta nel linguaggio politico e nelle dinamiche internazionali. Questo testo analizza come le parole, spesso considerate semplici strumenti di comunicazione, possano influenzare le decisioni di guerra e la percezione pubblica.
Roma, 21 gennaio 2026 – Un anno dopo abbiamo un po’ più paura. Il 20 gennaio 2025 sembrava solo folklore, invece Donald Trump faceva sul serio fin dal discorso di insediamento. Parlava di "età dell’oro", di "glorioso destino", della sua America pronta a diventare "invidia delle nazioni". Ora che lo abbiamo visto bombardare lo Yemen, l’Iran, la Nigeria, e acciuffare il presidente venezuelano come se fosse un Pablo Escobar qualunque, quella retorica da fast-food suona inquietante. Nessuno sghignazza più a sentirgli dire che "la Groenlandia ci serve, la prenderemo con le buone o con le cattive". Anzi, viene da tornare sui discorsi e i documenti precedenti, archiviati sotto tonnellate di altre parole quotidiane, una più forte dell’altra. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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“Trump ha la personalità di un alcolista” – le parole choc della sua collaboratrice più fidataSusie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca e stretta collaboratrice di Donald Trump, ha rilasciato interviste a Vanity Fair in cui ha fatto affermazioni forti sulla personalità dell’ex presidente.
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