OnlyFans e la pornografia sono sempre meno deprimenti delle tasse

Le tasse rappresentano un tema spesso fonte di frustrazione e complessità. In confronto, l’industria dell’intrattenimento per adulti, se accessibile gratuitamente, può sembrare meno opprimente. Tuttavia, quando si tratta di contenuti a pagamento, la percezione cambia. Questo testo analizza il rapporto tra tasse, contenuti online e percezioni personali, offrendo uno sguardo obiettivo su un argomento che coinvolge aspetti economici e sociali.

Le tasse sono un argomento tristissimo. La pornografia la trovo leggermente meno deprimente, se gratuita, mentre se è a pagamento tolgo il “leggermente”. Dunque di scrivere della proposta avanzata da un repubblicano americano, James Fishback – tassare i redditi da OnlyFans del 50 per cento – avrei fatto volentieri a meno: per vivere ho bisogno di felicità e due tristezze in un solo pezzo rischiano di stroncarmi. Per giunta devo dichiararmi impreparato, OnlyFans l’ho solo sentita nominare, per saperne di più sono costretto a ricorrere a Wikipedia: “Piattaforma particolarmente nota nel settore dell’intrattenimento per adulti”. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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Sono disponibili diversi contenuti informativi e social per ampliare la visione della notizia.

OnlyFans e la pornografia sono sempre meno deprimenti delle tasse; 250 mila euro evasi su Onlyfans tra Irpef, IVA e tassa etica; Sesso e OnlyFans, identità in vendita e social media: L’era dell’Acquario, Fabio Bacà, Adelphi.

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