Effenberg e l’estetica dell’altrove | Cane Fratello come diario segreto dell’era algoritmica
«Cane Fratello» di Effenberg è un brano che si distingue per la sua delicatezza e introspezione. Attraverso un sound discreto e riflessivo, il brano invita l’ascoltatore a una meditazione silenziosa sull’epoca degli algoritmi. È un’opera che si insinua nella mente, lasciando un’impressione duratura senza eccessi, come un diario segreto dell’estetica dell’altrove, capace di accompagnare in modo sobrio e rispettoso l’ascolto.
“Cane Fratello” di Effenberg è un brano che non si impone, ma si insinua, come una nota che resta nell’aria anche quando la musica è finita. Quarto singolo che anticipa l’album in arrivo in primavera, la traccia nasce da un’intuizione semplice e spiazzante: l’idea che esista un algoritmo invisibile anche fuori dagli schermi, capace di guidare non solo ciò che guardiamo, ma ciò che diciamo, ricordiamo, desideriamo. Effenberg trasforma questa sensazione diffusa in un racconto poetico che evita ogni retorica tecnologica, scegliendo invece la strada delle immagini laterali, quasi domestiche. Un banano messicano, una pianta in una banca, una pubblicità che diventa tormentone collettivo. 🔗 Leggi su Atomheartmagazine.com

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