Papà voleva chiamarmi Benito ho buttato soldi in hotel a cinque stelle e comprato 100 paia di stivali Raoul Bova? Un santo lo giuro | parla Ricky Memphis
Ricky Memphis condivide ricordi personali e spontanei, senza filtri né abbellimenti. Dal desiderio del padre di chiamarlo Benito alle scelte di vita come soggiorni in hotel di lusso e acquisti di stivali, il suo racconto si distingue per autenticità. In queste parole si percepisce la sincerità di un artista che non teme di rivelare aspetti intimi e sorprendenti della propria vita.
“Mio padre voleva chiamarmi Benito”. Ricky Memphis non gira intorno ai ricordi, li espone così come sono, diretti e spesso spiazzanti. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’attore ripercorre la sua storia personale e professionale con la consueta ironia, parlando di famiglia, politica, soldi sperperati, amicizie celebri e di un rapporto complicato con se stesso. Il racconto parte dall’inizio, dal nome: “Papà, che era un fascistone, voleva proprio Benito”, spiega. La madre, invece, scelse Riccardo. Decisero di affidarsi al caso, estraendo un bigliettino: “ Lui barò: su nove bigliettini scrisse Benito “. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it
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«Papà voleva chiamarmi Benito, da ragazzo fingevo di essere di sinistra. Io coatto Sono troppo insicuro. Il mio amico Raoul Bova è un santo» x.com
"Ricevo una telefonata da lui, non voleva chiamarmi, era partita per sbaglio. Sento il dialogo tra lui e questa ragazza, si dicevano cose carine, di due persone che hanno iniziato a frequentarsi da poco. L'ho richiamato poco dopo, mi ha detto che in realtà era a - facebook.com facebook
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