Chi difende l’agente ICE assassino di Minneapolis non ha una coscienza

L’episodio dell’agente ICE a Minneapolis, coinvolto nell’uccisione di Renee Nicole Good, solleva questioni sulla responsabilità e sulla coscienza di chi difende azioni così gravi. In un contesto di tensione e controversia, è importante analizzare i fatti con obiettività, evitando giudizi affrettati. Questa vicenda evidenzia la delicatezza delle questioni legate all’immigrazione e alla sicurezza, richiedendo un’approfondita riflessione sulle conseguenze di tali interventi.

Può sembrare incredibile, ma c’è chi non si toglie il cappello (Made in China) del Maga di Trump neanche dopo aver visto un agente dell’immigrazione, con il volto coperto da un fazzoletto come quando da bambini giocavamo ai cowboy, sparare in faccia a una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, che. 🔗 Leggi su Today.itImmagine generica

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