Il falso pacifismo che trasforma la propaganda russa in pluralismo

L’appello «No peace no panel» evidenzia un tema complesso: la rappresentazione del conflitto e delle voci sul servizio pubblico. Promosso da alcuni giornalisti della Rai, mira a riequilibrare le trasmissioni per offrire un maggior spazio alle posizioni favorevoli alla pace. Dietro questa richiesta si nasconde una riflessione più ampia sul ruolo dell’informazione, la percezione del pluralismo e i rischi di trasformare il dissenso in una forma di falsa dialettica.

Ci sarebbero molte cose da dire sull’appello «No peace no panel», promosso da giornalisti della Rai per chiedere di riequilibrare le trasmissioni del servizio pubblico, che a loro giudizio non darebbero abbastanza spazio a chi vuole la pace. Appello subito sottoscritto da Federazione della stampa, Cgil e movimenti pacifisti, e ora rilanciato da Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 stelle e presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, che lo ha trasformato pure in un atto di indirizzo, con l’obiettivo di inserire il principio nel contratto di servizio. Tra le tante cose che ci sarebbero da dire su tutta l’operazione, una mi sta particolarmente a cuore ed è che questo continuo rovesciamento della realtà è insopportabile: nessuno al mondo vuole la pace più degli ucraini bombardati quotidianamente dai russi, più dei paesi baltici minacciati costantemente dai droni del regime di Putin, più dei leader europei impegnati nella coalizione dei Volenterosi a difesa di Kyjiv e del confine orientale dell’Unione, più di tutti coloro che in Italia e in Europa chiedono di fare di più per difendere la democrazia dall’assalto dei nuovi fascismi. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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