Uno Bianca l’identikit ignorato | Potevano essere fermati prima
L’episodio di Pesaro del 28 agosto 1991, durante il quale l’ufficio postale di Santa Maria delle Fabrecce fu rapinato, rientra nel contesto della banda della Uno Bianca. Roberto e Fabio Savi, coinvolti in quel crimine, furono poi condannati come parte di un più ampio gruppo responsabile di numerosi fatti criminali. Questa vicenda evidenzia come le forze dell’ordine avessero possibilità di intervenire prima, ma non furono in grado di fermare la banda in tempo.
Bologna, 4 gennaio 2026 – Pesaro, 28 agost o 1991. Viene rapinato l’ufficio postale di Santa Maria delle Fabrecce, per quel colpo saranno condannati Roberto e Fabio Savi, killer della banda della Uno Bianca. Ma oggi spunta un identikit, realizzato grazie alle testimonianze e diffuso all’epoca, in cui verrà riconosciuto Alberto Savi, l’altro fratello appartenente alla banda. Addio a Giovanni Tamburi, morto nella tragedia di Crans-Montana: “Ora sei il nostro angelo” L’inchiesta bis. E questo identikit entrerà ora a far parte dell’esposto presentato dai famigliari delle vittime - tramite i legali Alessandro Gamberini e Luca Moser - da cui è scaturita l’inchiesta bis su quella che viene considerata la più grande strage diffusa in Italia (23 morti e 114 feriti in sette anni di terrore tra l’87 e il ’94 fra Emilia-Romagna e Marche). 🔗 Leggi su Ilrestodelcarlino.it

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Nuove rivelazioni nell'ultima puntata delle videoinchieste "UNO BIANCA RELOAD": Roberto Savi fu il primo a vedere il suo identikit, appena fatto! Alla Squadra Mobile il funzionario Giovanni Preziosa sapeva che l'identikit era una goccia d'acqua col poliziotto - facebook.com facebook
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