Il boom del Pci nel 1976 la Cia non voleva i comunisti isolati
Nel 1976, in un clima politico complesso, emergono segnali di una possibile apertura nei confronti dei comunisti italiani. La Cia, preoccupata per l'isolamento dei partiti di sinistra, sembra valutare strategie diverse rispetto al passato. Questo periodo segna un punto di svolta nelle dinamiche internazionali e italiane, evidenziando come interessi geopolitici e rapporti diplomatici influenzino le scelte politiche e le alleanze in un contesto di forte tensione ideologica.
AGI - È l'inizio della calda estate del 1976, cinquant'anni fa, e a Washington qualcuno osa sussurrare l'impensabile: non isoliamo i comunisti italiani dal potere, sono troppo forti elettoralmente. Anzi, potrebbero essere un fattore di stabilità per un'Italia che zoppica soprattutto nell' economia. Ancor più strano a dirsi, a far giungere la raccomandazione nelle mani del Presidente degli Stati Uniti è la Cia. Il braccio dell'amministrazione americana che in quegli anni la sinistra non solo italiana indicava come la forza orditrice di trame e golpe dal Sudamerica al Vietnam. Eppure proprio la Cia, di fronte alle affermazioni elettorali del Pci, scriveva alla Casa Bianca che non sarebbe stato possibile pretendere l'applicazione rigida e assoluta del Fattore K, l'esclusione dei comunisti dal potere nella Penisola. 🔗 Leggi su Agi.it
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Il boom del Pci nel 1976, la Cia non voleva i comunisti isolati.
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