Sinner agli Australian Open e la regola del caldo: come funziona la heat rule

Un cambio di condizioni climatiche modifica l’andamento del match di Jannik Sinner agli Australian Open, tra caldo estremo, crampi e l’applicazione di una regola pensata per tutelare la salute dei giocatori.

sinner agli

Il match di terzo turno agli Australian Open contro Elliot Spizzirri mette alla prova Jannik Sinner non solo sul piano tecnico, ma anche fisico. L’incontro, iniziato sui campi all’aperto, si trasforma progressivamente in una sfida contro il caldo, fino al momento decisivo in cui entra in gioco la heat rule, il protocollo previsto per le condizioni estreme.

Nel terzo set l’azzurro accusa crampi evidenti, segnale di uno sforzo reso ancora più duro dalle temperature elevate. La partita viene quindi spostata all’interno della Rod Laver Arena, con il tetto chiuso e l’aria condizionata attivata, consentendo a Sinner di ritrovare energie e chiudere il confronto in quattro set.

Leggi anche Sinner supera Rune agli Australian Open: la condizione fisica e la critica di Rune sul time out

Al termine dell’incontro, lo stesso Sinner parla di fortuna. In realtà, l’episodio rientra nella normale applicazione delle regole previste dal torneo, identiche per tutti i giocatori. Dal 2019, infatti, l’Australian Open ha introdotto una politica strutturata per gestire il caldo estremo e ridurre i rischi legati alla salute degli atleti.

Il sistema si basa su una scala di valutazione che prende in considerazione quattro fattori ambientali: l’intensità del sole, la temperatura dell’aria all’ombra, il livello di umidità e la velocità del vento. Questi parametri vengono rilevati in diversi punti del Melbourne Park per avere un quadro preciso delle condizioni di gioco.

I valori raccolti determinano cinque livelli di allerta, ciascuno identificato da un colore. Il livello verde indica condizioni ideali, mentre quello azzurro richiede maggiore attenzione all’idratazione. Con il livello arancione sono consentite misure specifiche per il raffreddamento dei giocatori, mentre il rosso comporta l’allungamento delle pause. Il livello nero, il più critico, può portare alla sospensione del match.

Nei casi più estremi, la direzione del torneo può interrompere temporaneamente la partita nel tentativo di riprenderla in seguito oppure decidere per una sospensione definitiva. La presenza di impianti moderni facilita queste scelte: le principali arene del complesso, tra cui la Rod Laver Arena, sono dotate di tetti retrattili e sistemi di climatizzazione.

La chiusura del tetto consente di proseguire gli incontri in condizioni più sicure, sia per il caldo eccessivo sia in caso di maltempo. È esattamente quanto avvenuto durante la sfida tra Sinner e Spizzirri, permettendo la conclusione regolare del match.

Ogni torneo del Grande Slam, però, adotta criteri differenti. A Wimbledon, ad esempio, il protocollo scatta quando la temperatura supera i 30 gradi, prevedendo una pausa aggiuntiva di dieci minuti tra alcuni set, anche su richiesta degli atleti.

Agli US Open il meccanismo è simile: sono previste interruzioni di dieci minuti tra il terzo e il quarto set nel singolare maschile e tra il secondo e il terzo nel femminile e nei tornei juniores. Anche a New York, inoltre, è possibile giocare indoor grazie ai tetti retrattili degli stadi principali.

Soluzioni analoghe sono state introdotte anche al Roland Garros, dove dal 2020 il campo centrale è coperto da un tetto mobile. Un’evoluzione che testimonia come il tema del caldo sia diventato centrale nella gestione dei grandi eventi del tennis mondiale.