Il papà racconta il figlio capotreno ucciso a Bologna
Luigi Ambrosio, padre di Alessandro, il capotreno ucciso a Bologna, ricorda il figlio come “tutto il mio mondo”. Desidera capire le ragioni di un gesto che ha infranto la vita sua e della famiglia. Alessandro lavorava nel settore ferroviario da circa dieci anni.
Luigi Ambrosio, padre di Alessandro, il capotreno di 34 anni accoltellato e ucciso nella serata del 5 gennaio nei pressi del parcheggio ovest della stazione di Bologna, ha descritto il figlio come “tutto il mio mondo” e ha espresso il desiderio di comprendere il motivo di un gesto che ha spezzato la sua vita e quella della famiglia.
Alessandro lavorava da circa dieci anni nel settore ferroviario, seguendo le orme del padre, che aveva appena concluso una lunga carriera di quarant’anni nelle ferrovie. Non aveva annunciato a Luigi la sua decisione di partecipare al concorso da capotreno, e il genitore ha raccontato con orgoglio come il figlio l’avesse stupito realizzando il suo percorso professionale in autonomia.
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Il giovane, conosciuto affettuosamente dagli amici come “Ambro”, operava principalmente sugli Intercity e toccava città come Pescara, Foggia, Trieste e Roma. Ogni volta che passava da Bologna chiamava il padre per chiedergli di prendersi cura del suo treno.
Luigi ha ricordato il rapporto stretto con il figlio unico: Alessandro viveva ancora con la famiglia, ma per via degli impegni di lavoro e delle passioni personali – tra cui la musica e lo sport – era spesso lontano da casa. Il padre ha detto che prima, pur nella frenesia, sapevano che il figlio sarebbe tornato; ora quella certezza non c’è più.
L’uomo fermato con l’accusa di omicidio è un 36enne senza fissa dimora, identificato e arrestato a Desenzano del Garda. Sul suo conto sono in corso le indagini, e Luigi ha espresso sentimenti contrastanti: “Provo sia rabbia che pena, e non so quale prevarrà”, ha detto commentando la cattura del sospettato.
Al di fuori del lavoro, Alessandro era impegnato in molte attività: suonava la chitarra in due gruppi musicali, amava il calcio e seguiva anche la pallavolo. Il padre lo ha definito un ragazzo “benvoluto da tutti”, ricordando con affetto il legame profondo e la sua mente acuta sin dalla giovane età.
Tra i ricordi più cari di Luigi c’è l’ultima scena prima dell’uscita per recarsi al lavoro, quando Alessandro lo salutò con una battuta: “Ci rivediamo più vecchi”. Il genitore ha ricordato anche il Natale trascorso insieme con la fidanzata del figlio, in un clima di risate e confidenze.
La data dei funerali non è stata ancora fissata, ma il padre ha annunciato che sarà una cerimonia laica. Ha chiesto al sindaco di Anzola dell’Emilia di celebrarla in un luogo frequentato per eventi musicali, con la partecipazione degli amici e tanta musica, per rendere omaggio alla vita di Alessandro piuttosto che soffermarsi su un rito funebre tradizionale.