Cia e Delta Force, operazione lampo in Venezuela: Maduro catturato e trasferito negli Stati Uniti

Cia e Delta Force hanno condotto un’operazione in Venezuela, portando all’arresto di Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti. Donald Trump ha commentato l’evento come un “blitz” riuscito nel cuore di Caracas.

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Donald Trump definisce l’azione “uno spettacolo televisivo” e rivendica il successo di un blitz che, secondo il racconto ufficiale, ha portato all’arresto di Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti. L’operazione si sarebbe svolta nel cuore di Caracas, con un’azione coordinata mirata a neutralizzare le strutture di sicurezza e i centri nevralgici del potere venezuelano, mentre unità speciali statunitensi entravano in azione per l’estrazione del presidente.

A fornire i dettagli è stato il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, durante una conferenza convocata nella residenza presidenziale di Mar-a-Lago. Il militare ha parlato di un intervento “discreto e di precisione”, evitando di entrare in particolari sensibili per non compromettere eventuali operazioni future. Secondo Caine, solo le forze armate statunitensi avrebbero potuto condurre un’azione di questo tipo, frutto di mesi di pianificazione e di decenni di esperienza operativa.

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L’operazione avrebbe coinvolto in modo integrato tutte le componenti militari: esercito, marina, aviazione e marines, affiancati dalle agenzie di intelligence. In totale sarebbero stati impiegati oltre 150 velivoli, con decolli simultanei da più di venti basi. Migliaia di uomini sarebbero stati mobilitati, con un’età compresa tra i 20 e i 49 anni, in un dispositivo definito “chirurgico” dai vertici militari.

Parte cruciale della preparazione sarebbe stata l’addestramento in ambienti ricostruiti fedelmente, modellati su quelli della residenza fortificata del presidente venezuelano. Le simulazioni avrebbero incluso scenari di accesso a locali blindati e procedure per neutralizzare eventuali resistenze in spazi ad alta sicurezza.

L’intelligence avrebbe lavorato per mesi alla localizzazione del bersaglio, studiandone abitudini, spostamenti, alimentazione, luoghi frequentati e modalità di viaggio. All’inizio di dicembre, secondo la ricostruzione fornita, la macchina operativa sarebbe stata pronta. La scelta del momento avrebbe tenuto conto della necessità di ridurre al minimo i rischi per i civili e di sfruttare l’effetto sorpresa, favorito anche da un miglioramento delle condizioni meteorologiche.

L’ordine di procedere sarebbe arrivato alle 22.46 ora locale. Nel corso della notte, i velivoli avrebbero preso quota da basi diverse, mentre le unità speciali si dirigevano verso il complesso presidenziale. All’1.01 le forze statunitensi avrebbero isolato l’area, avviando la fase di cattura. Durante l’operazione, alcuni elicotteri sarebbero stati bersagliati, rispondendo al fuoco; uno di essi, colpito, sarebbe comunque riuscito a rientrare.

Maduro e la moglie si sarebbero arresi senza ulteriori resistenze e presi in custodia per conto del Dipartimento di Giustizia. Dopo l’estrazione, i mezzi aerei si sarebbero allontanati raggiungendo il mare alle 3.29. I due sarebbero stati quindi trasferiti a bordo della nave anfibia Iwo Jima. L’intera operazione di estrazione, secondo il racconto presidenziale, si sarebbe conclusa in circa due ore e mezza.

Il dispositivo avrebbe fatto affidamento su unità della Delta Force e su squadre speciali della Cia, con copertura completa da cielo, terra e mare. Le forze d’élite avrebbero raggiunto il presidente venezuelano all’interno di una struttura descritta come una vera e propria fortezza, sorprendendolo prima che potesse rifugiarsi in aree ulteriormente protette.

La localizzazione del bersaglio sarebbe stata opera dell’intelligence, con agenti sul terreno attivi già dalla fine dell’estate. Una fonte interna al governo venezuelano avrebbe contribuito a fornire informazioni determinanti. Una volta confermata la presenza di Maduro, le unità operative sarebbero intervenute con modalità tipiche della cosiddetta “irregular warfare”, già sperimentate in altri teatri internazionali.

La Delta Force, ufficialmente nota come 1st Special Forces Operational Detachment-Delta, opera sotto il comando del Joint Special Operations Command ed è considerata una delle unità più selettive al mondo. Attiva dal 1977 e ispirata al modello delle forze speciali britanniche, è specializzata nella cattura di obiettivi di altissimo valore, in operazioni antiterrorismo e in missioni ad altissimo livello di segretezza.

Nel corso della sua storia, l’unità è stata impiegata in alcune delle operazioni più delicate condotte dagli Stati Uniti, dai tentativi di salvataggio di ostaggi alle missioni in Africa, Medio Oriente e Asia. Più recentemente, sarebbe stata coinvolta in azioni contro i vertici di organizzazioni jihadiste in Siria e Iraq, sempre nell’ambito di un coordinamento più ampio tra le forze speciali.

Secondo analisti militari, il blitz in Venezuela rappresenterebbe un precedente di grande rilievo, poiché avrebbe comportato la cattura di un capo di Stato in carica, un impiego estremamente raro anche per reparti abituati a missioni fuori dagli schemi. L’accesso alla Delta Force non avviene tramite arruolamento diretto, ma attraverso una se

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