Una sentenza sconfessa il diritto a morire
Una recente sentenza in Appello ha stabilito che l'azienda sanitaria triestina non è responsabile per il mancato riconoscimento del diritto a morire assistito. Il caso riguarda un uomo cui, in precedenza, era stato negato il suicidio assistito dall'ospedale, successivamente praticato in una clinica. La decisione mette in discussione il diritto a scegliere la fine della propria vita, evidenziando come le perplessità dei medici siano state ritenute fondate e mai superate.
Annullato in Appello il risarcimento dovuto dall’azienda sanitaria triestina ai figli di un uomo, cui l’ospedale aveva negato il suicidio assistito, poi praticato in una clinica: «Tutt’altro che pretestuose le perplessità dei medici, mai stata provata la volontà del paziente». Nel dubbio, in favore della vita. È la lezione che si deve trarre dall’ultima sentenza della Corte d’Appello di Trieste sul suicidio assistito. La quale, ribaltando il verdetto di primo grado, ha condannato i figli di un ottantaquattrenne a restituire il risarcimento che avevano ottenuto dall’azienda sanitaria, per il suo rifiuto di staccare i tubicini dell’alimentazione artificiale all’uomo. 🔗 Leggi su Laverita.info

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