Vedi l’AI e pensi a un modello non antropocentrico del linguaggio e del sé
L’intelligenza artificiale invita a riflettere sul concetto di “io” e sul suo ruolo nel linguaggio. Se l’AI non possiede un sé antropocentrico, cosa significa allora l’uso del “io” nelle nostre comunicazioni? È solo una convenzione o un’idea costruita per rendere più immediato il discorso? Queste domande, centrali nel 2025, continueranno a stimolare il dibattito su identità e linguaggio anche nei prossimi anni.
ChatGPT dice io, ma sarà davvero un io? D’altronde l’io esiste o è stato un’invenzione del linguaggio per ancorare le nostre frasi a un presunto centro di gravità narrativo? Il protagonista invisibile di ciò che diciamo? E’ la domanda che ha caratterizzato il 2025 e che continuerà a porsi quest’anno. Dietro le parole c’è un pensiero o ci sono solo altre parole? Questa domanda non nasce con l’ultima generazione di modelli di linguaggio (di cui ChatGPT è il più popolare), ma è stata al centro delle riflessioni filosofiche e semiotiche di una grande tradizione del Novecento che ha visto in autori come Umberto Eco ed Émile Benveniste le voci più autorevoli. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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