Né fatalità né tanto meno percezione L' editoriale di Capezzone
L’episodio che ha coinvolto Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso nei pressi della stazione di Bologna, rappresenta un fatto grave e inaccettabile. Non si tratta di una mera casualità, ma di un evento che solleva questioni di sicurezza e di tutela del personale. È importante analizzare con attenzione quanto accaduto, per promuovere un confronto serio e responsabile sulla prevenzione e sulla gestione di simili situazioni.
No, la tragica morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne che l'altra sera è stato letteralmente sventrato a coltellate nei pressi della stazione di Bologna, non è una fatalità. Così come non è stata una coincidenza sfortunata l'uccisione di Aurora Livoli da parte di un clandestino peruviano pluricondannato che avrebbe dovuto essere espulso almeno due volte. Si tratta al contrario della conseguenza logica, direi matematica, di un sistema che premia i soggetti pericolosi, li coccola, li protegge. Negando ideologicamente la loro stessa pericolosità, anzi trattando come «percezione» il senso di rischio che i cittadini sentono giustamente sulla loro pelle. 🔗 Leggi su Iltempo.it

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