Alberto Tomba e Milano Cortina 2026: l'Italia pronta a stupire il mondo

Alberto Tomba ripercorre la sua carriera tra numeri, coincidenze olimpiche e ricordi di vittorie, parlando anche di Milano Cortina 2026, dei campioni azzurri e del futuro dello sci italiano.

alberto tomba

Per anni le domeniche italiane hanno avuto un rituale preciso: tavole imbandite, televisori accesi e occhi fissi sulle discese di Alberto Tomba. Con il suo stile inconfondibile, in pista e fuori, ha trasformato lo sci in uno spettacolo popolare, capace di unire generazioni diverse intorno allo stesso tifo.

Oggi, a 59 anni, Tomba racconta ancora volentieri quel periodo irripetibile, fatto di ori olimpici, titoli mondiali, Coppe del Mondo e di una popolarità che arrivò persino a fermare il Festival di Sanremo. Lo fa con la stessa ironia di allora, ricordando come la sua carriera sia stata un intreccio continuo di sport, numeri e coincidenze.

Leggi anche Curling Milano-Cortina 2026: Regole, Programma e Sfide per l'Italia dopo l'Oro di Pechino

Nel libro autobiografico “Lo Slalom più lungo”, Tomba spiega perché ha scelto proprio questo titolo: lo slalom della sua vita non si è fermato alle gare, ma continua nel racconto di dodici anni di successi, dal 1986 al 1998, condensati in fotografie, aneddoti e dettagli pensati anche per i lettori più giovani.

I numeri hanno sempre avuto un ruolo speciale nella sua carriera. A Calgary 1988 partì con l’1 in gigante e l’11 in slalom, trasformando mentalmente quelle cifre in due ori olimpici. A Albertville 1992, nella città che portava il suo nome, arrivarono un oro e un argento, in una giornata entrata nella storia anche per la vittoria di Deborah Compagnoni nel SuperG.

A Lillehammer 1994, invece, Tomba ricorda soprattutto la rimonta nello slalom: dodicesimo dopo la prima manche, risalì fino all’argento, a soli 15 centesimi dall’oro. Un risultato celebrato dal pubblico norvegese come se fosse una vittoria di casa, in un’atmosfera resa surreale dal freddo polare e dalla presenza delle renne sugli spalti.

La popolarità raggiunse l’apice con la cosiddetta Tombamania. A Madonna di Campiglio, nel 1988, quarantamila persone bloccarono le strade per assistere alla sua gara sulla mitica 3Tre, pista sulla quale Tomba vinse tre volte. L’ultimo successo, nel 1995, chiuse simbolicamente un ciclo irripetibile.

Il numero nove, per lui, è diventato quasi un marchio: nove medaglie tra Olimpiadi e Mondiali, nove Coppe del Mondo complessive, dalla generale del 1994-95 agli otto titoli di specialità. Un percorso iniziato da giovane outsider e concluso da leggenda, con l’ultima gara a Crans-Montana.

Guardando a Milano Cortina 2026, Tomba si dice fiducioso: l’Italia, nonostante le critiche e i ritardi tipici, saprà farsi trovare pronta. Le piste saranno all’altezza e l’obiettivo resta quello di vivere Giochi corretti, sportivi e spettacolari, davanti a un pubblico internazionale.

Le speranze azzurre passano soprattutto da Federica Brignone e Sofia Goggia. La prima rientra da un infortunio dopo una stagione straordinaria, la seconda sta lavorando per ritrovare la forma migliore. Per Tomba entrambe arriveranno competitive all’appuntamento olimpico.

Le recenti vittorie di Nicol Delago a Tarvisio e di Giovanni Franzoni a Wengen hanno riportato entusiasmo. Franzoni, in particolare, ha impressionato battendo anche Odermatt nel SuperG, confermando un talento che Tomba segue con attenzione e con cui mantiene un rapporto diretto.

Il ritorno di Lindsey Vonn, capace di vincere in Coppa del Mondo dopo anni di stop, ha riacceso anche in Tomba un vecchio rimpianto: quello di non aver tentato l’avventura olimpica di Torino 2006, quando avrebbe avuto ancora 39 anni.

Come Jannik Sinner ha fatto con il tennis, Tomba riconosce di aver contribuito a rendere popolare uno sport considerato d’élite. Lui, ragazzo di città, ha conquistato le montagne. Sinner, cresciuto sulla neve, ha portato l’Italia al centro del tennis mondiale. Due percorsi diversi, un impatto simile sull’immaginario sportivo italiano.