Nicola Savino, il legame con il padre tra assenze e parole mai scontate

Nicola Savino racconta un’infanzia segnata da assenze, ansie e malinconia, ma anche da un legame profondo con il padre, ricordato con parole intime e senza filtri durante la sua recente partecipazione televisiva.

nicola savino

Nicola Savino ha scelto di raccontare una parte molto privata della propria storia, parlando apertamente del rapporto complesso con il padre e delle fragilità che lo accompagnano fin dall’infanzia. Un racconto fatto di ricordi, emozioni trattenute e consapevolezze maturate nel tempo.

Il conduttore ha spiegato di portare dentro di sé una malinconia costante, legata anche alla storia familiare. Il padre, segnato dalla depressione, gli ha trasmesso una paura silenziosa verso quella stessa sofferenza. Alla figura paterna si è aggiunta una madre molto apprensiva, capace di comunicare senza volerlo un senso continuo di inquietudine.

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L’infanzia, secondo il suo racconto, è stata spesso solitaria. Le giornate scorrevano tra giochi in cameretta, costruzioni e regali che il padre portava dai suoi viaggi di lavoro. L’uomo, ingegnere impegnato nei pozzi petroliferi, trascorreva lunghi periodi lontano da casa, lasciando un vuoto difficile da comprendere per un bambino.

Quell’assenza, motivata dal lavoro, era qualcosa che Nicola percepiva più come mancanza che come necessità. Crescendo, ha imparato a darle un significato diverso, ma il senso di distanza è rimasto inciso nei ricordi.

Uno dei momenti più intensi è legato a una conversazione avvenuta poco prima della scomparsa del padre. L’uomo gli chiese se fosse stato un buon genitore. Nicola rispose con sincerità e affetto, definendolo un padre meraviglioso. Un dialogo breve, ma carico di significato, che per lui rappresenta ancora oggi un passaggio fondamentale.

Il conduttore ha sottolineato quanto sia importante trovare il coraggio di dirsi le cose, senza rimandarle. Parole semplici, ma decisive, che restano quando tutto il resto svanisce.

Con tono più leggero, Savino ha poi accennato alla sua vita sentimentale nei primi anni da dj, descrivendosi come un personaggio fuori dagli schemi. Poche storie, poca mondanità, e un’immagine di sé lontana dagli stereotipi del mondo notturno.

Si è definito con ironia un “bravo ragazzo”, giocando sulla distanza tra l’immaginario del dj e la sua reale personalità, fatta più di riservatezza che di eccessi.