Napolitano Store sotto sequestro, chiusi i negozi del tiktoker: Iva evasa e cellulari fuori circuito fiscale

Blitz della Guardia di Finanza nel Napoletano: sigilli ai punti vendita di un imprenditore molto noto sui social, accusato di frode fiscale e vendite irregolari di smartphone, dopo una crescita di fatturato ritenuta anomala.

napolitano store

Le saracinesche dei punti vendita Napolitano Store si sono abbassate dopo l’intervento della Guardia di Finanza, che ha eseguito il sequestro dell’intero compendio aziendale di una società con sede a Casalnuovo, attiva nella vendita di elettrodomestici e telefoni cellulari.

L’operazione nasce da un decreto firmato dal gip di Nola su richiesta della procura, ed è l’ulteriore sviluppo di un’indagine che già a settembre aveva portato a un sequestro da 5,7 milioni di euro, poi confermato dal Tribunale del Riesame. Tra i beni già sottratti figurava anche uno yacht di oltre sedici metri.

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I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli hanno apposto i sigilli ai negozi situati tra Casalnuovo e il capoluogo partenopeo. Il proprietario, Angelo Napolitano, è diventato popolare grazie a una presenza costante e massiccia sui social network, in particolare su TikTok e Instagram, dove promuoveva quotidianamente le attività commerciali.

Secondo gli investigatori, la società avrebbe proseguito nelle stesse pratiche contestate in precedenza, basate su una frode all’Iva realizzata tramite fatture per operazioni inesistenti. I documenti fiscali sarebbero stati emessi verso società cosiddette “cartiere”, prive di dipendenti e di reale attività economica, risultate sistematicamente inadempienti agli obblighi tributari.

Nel punto vendita, al cliente veniva rilasciata una semplice “bolletta” senza valore fiscale, simile a uno scontrino, generata da un software gestionale interno. Il documento riportava il codice IMEI dello smartphone venduto, utile a giustificare l’uscita della merce dal magazzino, tracciare le vendite e garantire eventuali sostituzioni.

L’azienda, stando a quanto ricostruito, avrebbe conosciuto una crescita rapidissima del volume d’affari, passando da circa 2,2 milioni di euro nel 2017 a oltre 20 milioni nel 2023, un incremento ritenuto sospetto dagli inquirenti anche in relazione alla forte esposizione sui social.

Nel procedimento non è stato disposto l’affidamento a un amministratore giudiziario. I locali restano chiusi al pubblico e presidiati da custodi incaricati di vigilare sui beni presenti all’interno, mentre le attività di vendita risultano completamente sospese.