Madre e figlia trovate morte a Campobasso: le possibili cause secondo un esperto di sicurezza alimentare

A #Campobasso, madre e figlia di 15 anni sono decedute a breve distanza. In attesa di esami tossicologici e autopsie, le cause restano ancora da chiarire.

madre figlia

In attesa degli esiti degli esami tossicologici e delle autopsie, resta ancora aperto il quadro sulle cause che hanno portato al decesso di una ragazza di 15 anni e di sua madre cinquantenne, morte a Campobasso a poche ore di distanza dopo una lunga fase di sofferenza tra il 27 e il 28 dicembre. Con le informazioni attualmente disponibili, ogni valutazione può basarsi solo su ipotesi tecniche, senza certezze cliniche definitive.

Secondo un biologo specializzato in sicurezza alimentare, le possibili origini dell’intossicazione rientrano in diversi ambiti. Tra le prime ipotesi vengono presi in considerazione i microrganismi capaci di produrre tossine all’interno degli alimenti. Anche quando i cibi subiscono trattamenti di bonifica, alcune sostanze chimiche generate da questi batteri possono persistere, poiché resistono alle alte temperature e non vengono eliminate dalla cottura.

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Un’altra pista riguarda una forma di intossicazione di tipo biochimico legata al consumo di mitili. Le cozze, se raccolte in aree marine contaminate o sottoposte a procedure di spurgo incomplete o irregolari, possono accumulare tossine pericolose. Questo quadro rientra nel cosiddetto mitilismo, un insieme di sindromi la cui gravità varia in base al tipo di tossina e alla quantità ingerita.

Tra le ipotesi considerate con maggiore attenzione figura anche quella legata ai funghi velenosi. Alcune specie provocano sintomi iniziali che possono attenuarsi temporaneamente per poi riacutizzarsi in modo improvviso dopo uno o due giorni, causando danni gravi al fegato fino alla necrosi. Questo andamento clinico, compatibile con una falsa fase di miglioramento, viene ritenuto coerente con la successione temporale degli eventi, pur non escludendo funghi con effetti più rapidi.

In questo contesto assumono rilievo le amatossine, sostanze presenti in alcune specie fungine estremamente tossiche per l’organismo umano. La loro pericolosità è accentuata dalla capacità di resistere all’essiccazione e, in molti casi, anche alle temperature medio-alte utilizzate nella preparazione dei cibi.

Più distante, ma comunque presa in considerazione, è l’eventualità di una contaminazione chimica dovuta a errori nei processi di produzione o conservazione degli alimenti. Rientra in questo scenario anche il problema dei MOCA, ossia i materiali e gli oggetti a contatto con gli alimenti, come pentole, stoviglie o posate, dai quali possono migrare metalli pesanti o altre sostanze nocive che finiscono nei cibi durante l’uso quotidiano.

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