Mio padre nel lager quando tornò a casa pesava appena 38 chili
Questo testo ricorda le dure condizioni del lager di Kahla, dove i prigionieri affrontavano turni estenuanti in condizioni estreme. La testimonianza di un sopravvissuto evidenzia le sofferenze e le sfide di quei momenti storici, offrendo un’importante occasione di riflessione sulla memoria e sulla resistenza umana.
Macerata, 27 gennaio 2026 – “Nel lager di Kahla i turni erano massacranti: dodici ore, di giorno o di notte, con qualsiasi temperatura e condizione meteo. Mio padre, Balilla Bolognesi, e gli altri erano condannati a lavorare fino allo sfinimento. Quando lui e il fratello Giuseppe, più piccolo, tornarono a casa pesavano 38 chili, ridotti a pelle e ossa. I loro genitori stentarono a riconoscerli”. È il figlio Bruno Bolognesi a ricordare la storia del padre, deportato nel campo di lavoro forzato di Kahla, in Germania costruito su decisione di Hermann Göring nella primavera del 1944 e destinato alla produzione di armi, in particolare aerei da caccia. 🔗 Leggi su Ilrestodelcarlino.it

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