Perché il caso Barbero dimostra che il fact checking sui social non serve a nulla
Il caso di Alessandro Barbero, oscurato da Meta, evidenzia come il fact checking sui social media spesso non riesca a prevenire la diffusione di contenuti controversi. Questa vicenda mette in luce i limiti delle politiche di moderazione e solleva domande sull’efficacia degli strumenti di verifica automatica o umana nel contesto digitale. Un esempio che invita a riflettere sul ruolo e sulla reale utilità delle misure di controllo delle informazioni online.
Alessandro Barbero è stato oscurato da Meta e questa storia è la dimostrazione definitiva che il fact checking sui social media non serve assolutamente a nulla. Il famoso esperto di storia, divulgatore in grado di rendere appassionanti anche temi complessi o lontani nel tempo, aveva di recente pubblicato un video in cui condivideva le ragioni per cui, a suo avviso, gli italiani dovranno votare No al prossimo referendum sulla giustizia. Il video era stato pubblicato sui canali social del comitato per il No e aveva preso una traiettoria di viralità, raggiungendo numeriche significative. Meta ha dunque deciso di oscurare il video di Barbero perché nella sua riflessione, che durava 4 minuti e 16 secondi, ha riportato un’imprecisione tecnica, confondendo Governo e Parlamento in un passaggio. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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