Nostalgie imperiali e pacifismo predatorio

L'articolo analizza la percezione della pace come strumento di potere, più che come valore universale. Si esplora come le strategie imperiali e il pacifismo predatorio siano strumenti per mantenere o rafforzare l’egemonia di Washington, trasformando il concetto di pace in un mezzo per consolidare interessi geopolitici. Un’analisi che invita a riflettere sulle implicazioni di questa visione nel contesto internazionale.

di Giuseppe Romeo – Mentre l’Unione europea scivola sui ghiacci c’è chi prova a conquistare le Alpi Svizzere, trasferendo le proprie ambizioni di nuovo Re del mondo nel cuore di quel Vecchio continente che non ha abbandonato il suo essere avvolto in una storia che non sa condividere. Quel vecchio continente che da ormai quasi più di due secoli e mezzo non riesce ad addomesticare quel prodotto della sua storia nato per differenza in un altrove della propria esperienza continentale. Dopo che Trump ci ha ricordato nostro malgrado che esiste la Groenlandia e che è territorio d’Europa, anche se nella sua autonomia è uscita dalla UE, dopo aver ricordato ai democratici europei che la democratica Danimarca impose una discutibile, per usare un termine educato, campagna di sterilizzazione forzata alle donne Inuit, l’Europa democratica si sente abbandonata. 🔗 Leggi su Imolaoggi.it

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