Oggi Ferito a morte di Raffaele La Capria parla nel deserto

“Ferito a morte” di Raffaele La Capria, pubblicato oltre sessantacinque anni fa, rimane un testo significativo della letteratura italiana. Rileggere quest’opera oggi permette di riflettere sulla sua attualità e sui temi trattati, senza appesantirsi in giudizi emotivi. Questa analisi si propone di esaminare il romanzo con approfondimento e lucidità, offrendo una lettura equilibrata e fedele al suo contesto storico e letterario.

Rileggere, dopo sessantacinque anni dalla sua uscita, “Ferito a morte” di Raffaele La Capria. E senza alcun entusiasmo. Capiamoci: non per il romanzo, opera cristallina e aerostatica, un miracolo di ariosità, di azzurra leggerezza che galleggia in una luce tersa, sospesa, fugace, inavvertita. Romanzo che tenta di risolvere, e in buona parte ci riesce, il problema dello scrittore che scrive, della sua mano che pesa sulla pagina, della sua forma che sforma e tradisce il flusso della vita costringendolo e intellettualizzandolo, e tenta semmai l’avventura del tratto impressionistico, del tutto che significa di più delle singole parti, della macchia di cose che non compongono un disegno ma vi alludono costantemente, i cui contorni sono più decisivi di ciò che sta al centro (ma cosa sta, al centro di questa storia? Bella domanda). 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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