Il problema del tax credit non è solo il documentario su Fabrizio Corona

Il tema dei tax credit nel settore audiovisivo va oltre le questioni di immagine pubblica. Spesso al centro delle discussioni ci sono criticità legate alla trasparenza e all’efficacia dei fondi pubblici destinati a incentivare produzioni cinematografiche e televisive. È importante analizzare come queste misure influenzino realmente il settore, senza lasciarsi catturare da polemiche o casi isolati. Un approccio critico e obiettivo permette di comprendere meglio le sfide e le opportunità del sistema.

Da tempo il mondo del cinema e dell’audiovisivo è attraversato da un susseguirsi di scandali legati al sostegno pubblico. Si può dire che tutto abbia avuto inizio con il clamore suscitato dal “caso Kaufmann” (un titolo perfetto per un film): l’uomo accusato del duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili, a Roma, che avrebbe ottenuto circa 863 mila euro di tax credit per un film mai realizzato. A questo episodio sono seguite inchieste su altre case di produzione e su ulteriori film fantasma, controlli e ispezioni, protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza. Ora si aggiunge un nuovo capitolo. Il quotidiano La Verità, con una breve segnalazione, ha messo in evidenza che la società di produzione Bloom Media House ha ottenuto quasi ottocentomila euro di tax credit per il documentario su Fabrizio Corona “Io sono notizia”, trasmesso da Netflix. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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