L’Italia che invecchia non regge una pubblica amministrazione novecentesca
L’Italia sta attraversando un’importante fase di invecchiamento della popolazione, un processo ormai inarrestabile. Questa trasformazione demografica influisce profondamente sulla società e sull’economia, richiedendo un’adeguata revisione delle strutture pubbliche. La pubblica amministrazione, ancora radicata in modelli del Novecento, deve adattarsi ai nuovi bisogni di una popolazione in continuo cambiamento per garantire servizi efficaci e sostenibili.
L’Italia sta vivendo un cambiamento demografico rilevante e irreversibile, che sta modificando radicalmente la struttura della popolazione e, di riflesso, il mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 le nascite sono scese al minimo storico di trecentosettantamila unità, con un tasso di fecondità di appena 1,18 figli per donna. Il 2025 rischia di chiudersi con un tasso dell’1,11 e con un numero più basso di nati. Ci troveremo a vivere in un contesto e in uno scenario a bassa natalità, che sta rendendo il capitale umano una risorsa sempre più scarsa. Ciò oltre a provocare problemi nel reclutamento, costringerà a rivedere il rapporto tra uomo e macchina anche nella pubblica amministrazione, in quanto fondata ancora su processi labour intensive e perché più lenta nel reagire e nell’innovare. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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Il nostro Paese sta affrontando una sfida senza precedenti: un "gelo" demografico che ne sta erodendo le fondamenta sociali ed economiche. Mentre i nostri giovani più qualificati fuggono all'estero, l'Italia invecchia e si ferma. Nell'analisi di oggi su Abruzz - facebook.com facebook
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