Strage ebraica e doppia morale

Una riflessione sconvolgente ha attraversato le pagine del Washington Post, portando alla luce il dramma della violenza ebraica. Alon Meltzer, rabbino di Bondi Beach, ha sollevato una domanda che mette in discussione la doppia morale e il senso di giustizia, invitando a un confronto urgente e necessario sul valore della vita e sulla condanna dell’odio.

“Non vale la pena marciare per il sangue ebraico?”, si è chiesto ieri sul Washington Post il rabbino di Bondi Beach, Alon Meltzer, in un drammatico j’accuse. A quanto pare no. L’occidente si rivela maestro nel selezionare le vittime degne del lutto collettivo e quelle destinate all’oblio. Due stragi: quella della moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda, il 15 marzo 2019, dove un suprematista bianco, Brenton Tarrant, uccise 51 musulmani in preghiera, e l’attacco terroristico del 14 dicembre 2025 a Bondi Beach, Sydney, durante la celebrazione di Hanukkah, che ha falciato 15 ebrei. La prima scatenò un’ondata globale di solidarietà, veglie oceaniche, primi ministri in hijab, trasmissioni nazionali dell’adhan, milioni donati e una narrazione unanime di tolleranza. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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