Omicidio di Youssef Abanoub: per il gip Atif agì con dolo eventuale
La versione fornita da Atif Zouhair non convince il giudice: per il gip l’aggressione a Youssef Abanoub non fu un errore, ma un’azione consapevole che poteva provocare la morte. Per questo l’arresto è stato convalidato.
Durante l’interrogatorio, Atif Zouhair ha sostenuto di aver voluto colpire Youssef Abanoub solo per intimidirlo, puntando alla gamba o al piede. Una ricostruzione che, secondo il giudice per le indagini preliminari di La Spezia, non trova riscontro nella dinamica reale dei fatti.
Nelle motivazioni della convalida dell’arresto, il gip evidenzia come l’uso di un’arma con quelle caratteristiche, unito alla forza del colpo, sia incompatibile con l’idea di un gesto privo di consapevolezza. L’azione, per il giudice, integra il dolo eventuale, poiché l’indagato avrebbe accettato il rischio che l’aggressione potesse risultare fatale.
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Decisiva anche la posizione dei due ragazzi al momento dell’aggressione: Atif era in piedi, mentre Youssef era seduto. Questo elemento, unito alla traiettoria del colpo, porta il giudice a escludere che la gamba fosse il vero obiettivo. La violenza impressa all’arma rafforza l’ipotesi di un’azione mirata.
Secondo i testimoni oculari, la vittima non compì movimenti tali da poter deviare la lama. Youssef avrebbe solo alzato le braccia per difendersi. Il gip sottolinea che non vi sono elementi concreti per sostenere uno spostamento improvviso capace di trasformare un colpo alla gamba in una ferita mortale al fianco.
Non convince neppure la spiegazione fornita sull’occultamento del coltello sotto i pantaloni. L’arma, acquistata due giorni prima, era inizialmente nello zaino. Il passaggio ai vestiti sarebbe avvenuto poco prima di raggiungere il piano dove si trovava la classe della vittima. Per il giudice, la motivazione addotta appare poco credibile e rafforza l’ipotesi di una scelta consapevole.
Il quadro viene completato dal movente: gelosia e possessività verso la ragazza con cui Atif aveva una relazione. Dalle dichiarazioni raccolte emerge la volontà di dimostrare forza e superiorità nei confronti di chi veniva percepito come un rivale, elemento che contribuisce a delineare la responsabilità soggettiva dell’indagato nell’omicidio di Youssef Abanoub.