Incendio a Crans-Montana, rientrano in Italia cinque delle sei vittime italiane
A Crans-Montana, cinque delle sei vittime italiane dell’incendio saranno rimpatriate oggi con un volo di Stato. Il trasferimento seguirà il corteo funebre partito da Sion verso l’aeroporto militare.
È previsto per oggi il rimpatrio di cinque delle sei salme dei giovani italiani deceduti nell’incendio avvenuto a Crans-Montana durante la notte di Capodanno. Il trasferimento sarà effettuato con un volo di Stato messo a disposizione dall’Aeronautica Militare, secondo quanto comunicato dalle autorità italiane.
Il corteo funebre partirà dal centro funerario di Sion in direzione dell’aeroporto militare della città, dove i feretri verranno imbarcati su un velivolo C130. La partenza è fissata in tarda mattinata, con arrivo previsto a Milano Linate prima di mezzogiorno.
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Da Milano quattro delle salme proseguiranno via terra verso le rispettive destinazioni finali, tra cui Milano, Bologna e Genova. L’aereo militare continuerà poi il viaggio verso Roma Ciampino, dove nel pomeriggio giungerà la quinta salma rimpatriata.
Le vittime italiane accertate sono sei adolescenti: Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Secondo quanto riferito dalle autorità diplomatiche, il bilancio delle vittime italiane è da considerarsi definitivo.
Nel frattempo proseguono le verifiche condotte dalla procura e dalla polizia cantonale. Tutte le quaranta persone decedute nella strage sono state identificate grazie al lavoro congiunto della polizia locale, delle unità specializzate per l’identificazione delle vittime di disastri e dell’istituto di medicina legale.
Tra le persone morte nel rogo figurano numerosi giovanissimi: nove erano minorenni e una delle vittime aveva soltanto quattordici anni. Le autorità hanno ricostruito l’identità di ogni persona coinvolta prima di procedere con gli approfondimenti investigativi.
Per quanto riguarda i gestori del locale Le Constellation, attualmente non sussistono le condizioni per una detenzione preventiva. La magistratura svizzera ha escluso, allo stato degli atti, il rischio di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.
I due indagati rispondono delle accuse di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Le valutazioni sulla loro posizione restano legate all’evoluzione delle indagini tecniche e documentali.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla polizia cantonale, l’incendio sarebbe stato innescato dall’utilizzo di dispositivi pirotecnici denominati “fontane”, progettati per produrre scintille e fiamme e destinati a un uso controllato a terra o su supporti fissi.
Le indagini successive si concentreranno sull’analisi dei permessi comunali, sulla regolarità dei lavori effettuati nel locale, sui materiali impiegati, sull’adeguatezza delle vie di fuga, sulla presenza dei mezzi antincendio e sul rispetto delle normative di sicurezza all’interno del locale.