Manovra, stretta su banche e assicurazioni: contributo da oltre 12 miliardi
La nuova legge di Bilancio impone una stretta su banche e assicurazioni, con un contributo complessivo superiore ai 12 miliardi di euro nel triennio, per sostenere le esigenze dello Stato e favorire i consumatori.
Il peso maggiore della nuova legge di Bilancio ricade su banche e assicurazioni, chiamate a garantire allo Stato un apporto complessivo che supera i 12 miliardi di euro nel triennio. Fin dalle prime fasi di elaborazione della manovra, l’esecutivo aveva chiarito l’intenzione di intervenire sugli elevati utili registrati dagli istituti di credito, ritenendo necessario un ritorno a favore dei consumatori.
Nel corso delle settimane, tra dichiarazioni politiche e confronti tecnici con le rappresentanze dei settori interessati e con il ministero dell’Economia, si è tentato di individuare un punto di equilibrio. Le stime iniziali parlavano di un contributo intorno ai 5 miliardi, poi progressivamente rivisto al rialzo fino agli 11 miliardi emersi alla vigilia del passaggio parlamentare finale.
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Il testo approvato fissa invece l’impegno complessivo a 12,2 miliardi di euro distribuiti su tre anni: 10,2 miliardi a carico delle banche e 2 miliardi delle assicurazioni. Una quota rilevante del gettito, oltre 3,5 miliardi, deriva dall’aumento dell’Irap di due punti percentuali, con l’aliquota che sale al 6,65% per gli intermediari finanziari e al 7,90% per le compagnie assicurative.
Per gli istituti di credito viene ridotta anche la deducibilità delle perdite pregresse, che scende al 35% nell’anno in corso e al 42% nel 2027. Le assicurazioni, invece, devono fare i conti con un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle polizze auto e natanti riferito all’anno precedente, misura che garantirà per quest’anno un gettito stimato in 1,3 miliardi.
Un ulteriore intervento riguarda la tassazione dei dividendi, destinata a portare nelle casse pubbliche circa 2,8 miliardi nel triennio. Il flusso di entrate è previsto in crescita progressiva: circa 700 milioni nel primo anno, 1 miliardo nel 2027 e 1,1 miliardi nel 2028.
Solo per il comparto bancario è stata poi introdotta la misura sull’affrancamento delle riserve relative agli accantonamenti del 2023, pari a 6,2 miliardi. È prevista la possibilità di versare un’imposta sostitutiva del 27,5% immediatamente, oppure aliquote più elevate negli anni successivi, fino al 40% se il pagamento viene rinviato al 2029. Secondo le stime ufficiali, questa scelta dovrebbe generare un gettito di 1,7 miliardi già nell’anno in corso.
Incide sugli equilibri dei conti bancari anche la revisione della deducibilità degli interessi passivi, che viene fissata al 96% per quest’anno e poi gradualmente incrementata fino al 99% entro il 2029. Da questa rimodulazione è atteso un apporto di circa 900 milioni tra il 2027 e il 2028.
La manovra interviene inoltre sulle imposte differite attive, con un ulteriore taglio alla quota deducibile previsto per il 2027. La riduzione dovrebbe tradursi in un incremento delle entrate statali stimato in 1,8 miliardi.
Oltre ai settori finanziari, il provvedimento coinvolge direttamente anche gli investitori. La Tobin Tax sulle transazioni finanziarie viene raddoppiata, con aliquote che salgono allo 0,2% sui mercati regolamentati e allo 0,4% sugli altri. Raddoppia anche l’imposta sulle operazioni di trading ad alta frequenza, che passa allo 0,04%.
Attraverso queste modifiche il governo punta a incassare circa 340 milioni di euro. La misura ha però acceso il confronto tra sostenitori e critici, tra chi evidenzia l’aumento delle entrate e chi teme effetti negativi sull’attrattività del mercato azionario italiano.