Crans-Montana, il padre di una vittima di Corinaldo: 'Rabbia senza fine, servono controlli severi

#Crans-Montana - Fazio Fabini, padre di Emma, vittima della tragedia di #Corinaldo, esprime il suo dolore e la richiesta di controlli più severi. Un richiamo alla necessità di garantire maggiore sicurezza nei luoghi pubblici, anche a distanza di anni dall’accaduto.

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Il dolore resta identico, anche a distanza di anni, e si trasforma in una rabbia profonda. Fazio Fabini, padre di Emma, una delle ragazze morte nella tragedia di Corinaldo, esprime vicinanza alle famiglie colpite dall’ultimo dramma avvenuto in un locale aperto al pubblico a Crans-Montana. Secondo Fabini, si tratta dell’ennesimo episodio che riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi affollati, strutture formalmente autorizzate ma prive, nei fatti, delle condizioni necessarie per garantire un’uscita rapida in caso di emergenza.

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, all’interno della discoteca Lanterna Azzurra, una fuga precipitosa provocata dal panico si trasformò in una strage. Oltre a Emma Fabini, persero la vita Asia Nasoni, giovanissima promessa della ginnastica artistica, Benedetta Vitali di Fano, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti di Senigallia ed Eleonora Girolimini, madre di quattro figli che accompagnava una delle ragazze al concerto. Un bilancio che, secondo Fabini, avrebbe dovuto segnare un punto di svolta definitivo.

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Le regole esistono e sono dettagliate, sottolinea il padre di Emma, e prevedono requisiti precisi per ambienti, vie di fuga e sistemi di controllo. Nonostante questo, tragedie simili continuano a ripetersi. Fabini chiede un intervento concreto delle istituzioni, che vada oltre le parole di cordoglio pronunciate dopo i fatti, e che si traduca in verifiche reali, rigorose e continuative da parte degli enti preposti.

Secondo il suo racconto, pochi mesi prima della tragedia di Corinaldo, la discoteca era stata ispezionata da una commissione composta da cinque tecnici, ciascuno incaricato di valutare un aspetto specifico della sicurezza. Una delle uscite di emergenza fu ritenuta idonea e certificata come sicura. Una valutazione che, col senno di poi, si è rivelata drammaticamente errata.

Se quella firma non fosse stata apposta o se fosse stato richiesto l’adeguamento dell’uscita ai parametri previsti, sostiene Fabini, forse oggi non si parlerebbe di sei vittime. Il problema, per lui, non è lo stupore di fronte all’insicurezza di certi locali, ma la mancanza di serietà nei controlli e di responsabilità per chi sbaglia. Un sistema che, alla fine, lascia sempre il conto più alto alle vittime e alle loro famiglie.

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