La campagna sulla Ru486 non è del Movimento per la Vita

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Il Movimento per la Vita prende le distanze dalla modalità comunicativa della campagna di Provita per e chiede la correzione dell’errata attribuzione

In merito alla recente campagna sulla Ru486 della associazione “Provita e Famiglia”, il Movimento per la Vita Italiano precisa di non esserne l’autore come erroneamente attribuito nel comunicato della rete Di.Re, ripreso da diverse fonti giornalistiche. La distanza è dovuta al modo di veicolare l’informazione e il messaggio.

Da sempre il Movimento per la vita opera nella società per promuovere il diritto a nascere dei figli che si trovano nella fase prenatale della loro esistenza, ponendosi a fianco alle loro madri e non contro di loro, con uno stile di servizio e una logica di condivisione e sostegno che niente ha a che spartire con un linguaggio e immagini aggressive. L’accoglienza che porta avanti con il lavoro quotidiano dei propri Movimenti e Centri di Aiuto alla Vita locali si rispecchia anche in una comunicazione aperta, che non fa sconti sulla verità, ma che è fatta di contenuti e linguaggio positivo, che non colpevolizza, ma aiuta ad affrontare i problemi, che mentre pone lo sguardo sul bambino in viaggio verso la nascita si pone a supporto della mamma nel periodo così complesso e delicato della gravidanza nella convinzione che “le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà”. donna e della mamma in difficoltà.

“Ogni realtà ha le sue caratteristiche e non è corretto essere omologati, soprattutto quando si tratta di differenze sostanziali quanto alla modalità comunicativa. Il nostro stile è quello della franchezza e dell’amore; il bambino non ancora nato e la sua mamma sono entrambi i destinatari dei nostri servizi. Una “E” che fa la differenza, in termini di attenzione verso la persona e anche di scelte comunicative” afferma la Presidente del Movimento per la Vita, Marina Casini.

A conferma della affermazione, i dati presentati qualche settimana fa, all’interno del Convegno Nazionale dei Movimenti per la Vita, Centri di Aiuto alla Vita e Case di accoglienza che mostrano come nel 2019 i centri abbiano servito circa 30.000 donne: la metà di queste erano donne che cullavano i loro figli in grembo, in gravidanza, l’altra metà donne CON bambini già nati.

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