Insulta la ex nel proprio stato di Whatsapp per la Cassazione è stalking anche se il numero è bloccato
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che anche se un numero di telefono è stato bloccato, inviare insulti tramite lo stato di Whatsapp può configurare il reato di stalking. La decisione si basa sul fatto che le comunicazioni tramite piattaforme digitali sono considerate un modo per continuare comportamenti molesti, anche quando si tenta di interromperli bloccando i contatti. La sentenza chiarisce che il blocco non impedisce la possibilità di utilizzare altri strumenti per molestare.
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di Whatsapp non è una zona franca per chi vuole tormentare l’ex partner. Anche se i contenuti sono effimeri e scompaiono dopo un giorno, la loro pubblicazione può configurare il reato di stalking se sono idonei a raggiungere la vittima e a stravolgerle la vita. Secondo i giudici della Quinta Sezione Penale, non serve un contatto diretto o un pedinamento fisico: basta utilizzare lo spazio virtuale dei social in modo strategico per inviare messaggi intimidatori che, pur non essendo notificati direttamente, finiscono inevitabilmente per essere riferiti alla persona offesa da amici o conoscenti comuni. 🔗 Leggi su Open.online
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