La playlist per il No al referendum è un disco rotto
La playlist per il No al referendum sembra ripetersi senza novità, come un disco rotto. La divisione delle carriere e le argomentazioni degli sostenitori si susseguono, spesso riproponendo gli stessi temi e toni. In un contesto complesso, è importante ascoltare con attenzione e cercare una comprensione equilibrata, lasciando da parte gli slogan per valutare con chiarezza le implicazioni di questa scelta.
Ormai pare di ascoltare un disco rotto. La separazione delle carriere, ti cantano con voce suadente i crooner dell’Anm e le loro coriste mediatiche, è solo il primo passo. Seguiranno nell’ordine: la sottoposizione del pm all’esecutivo, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, l’impunità dei colletti bianchi, la fine del controllo di legalità sulla politica, forse la strage dei primogeniti. Inoltre (lato B del disco) la separazione è parte di un disegno più vasto che punta – in combinato disposto con il premierato – alla ristrutturazione autoritaria della repubblica nata dalla Resistenza e alla deriva verso una democratura orbaniana. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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