Federica Mariotti | Il mio cinema come ferita aperta dell’esistenza e sopravvivenza

Federica Mariotti riflette sul cinema come spazio di vulnerabilità e sopravvivenza, dove recitare significa esporsi e accettare di non identificarsi completamente. In un contesto sociale che predilige ruoli stabili e identità definite, l’interpretazione teatrale diventa un gesto di resistenza, un modo per esplorare la propria umanità e affrontare la complessità dell’esistenza.

Recitare non è esprimersi, è esporsi. È accettare di non coincidere con se stessi. In una società che chiede identità definite, ruoli stabili, efficienza e controllo, l’attore rappresenta una figura disturbante. Perché mostra che l’identità è mobile, fragile, costruita. Il teatro mette in crisi l’idea che l’io sia uno e coerente. Sul palco l’uomo scopre che può essere altro, e che questo “altro” non è una maschera frivola, ma una verità profonda. Nietzsche diceva che l’uomo ha inventato l’arte per non morire di verità. Il teatro è questa invenzione portata al limite. Non spiega la verità, non la argomenta: la incarna.🔗 Leggi su Citypescara.comImmagine generica

C’est pas moi: il cinema è un salto nel vuoto dell’esistenza
Il cinema spesso invita a riflettere sulla condizione umana, esplorando temi di identità e vuoto esistenziale. Il 3 dicembre 2025, Leos Carax, noto anche come Alexandre Dupont, ha fatto il suo ingresso nell’ex Cinema Eliseo di Avellino, portando con sé un’immagine di introspezione e mistero. Un momento che ricorda quanto il cinema possa essere un’esperienza di approfondimento e di salto nel vuoto dell’esistenza.

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