Il Generale Inverno alla finestra Lettera da una notte d’inverno

In questa notte d’inverno, il Generale Inverno si mostra alla finestra, portando con sé un’atmosfera di quiete e riflessione. Nell’ultima sera dell’anno, tra le increspature dell’instabilità del luogo, ci siamo ritirati in campagna, lasciando alle spalle i rumori cittadini. È un momento di introspezione, in cui il silenzio della natura ci invita a riflettere sul passare del tempo e sui cambiamenti che ci attendono.

L’ultimo dell’anno. Per quella instabilitas loci citata dal monaco del V secolo Giovanni Cassiano, che spesso affligge noi malinconici, di colpo con il cane ce ne siamo andati in campagna. Il fuoco nel camino e un bicchiere di rosso fermo, da scaldare nel palmo della mano, c’era parsa una fine anno accettabile. Quanto all’anno nuovo, da tempo non capisco più che ci sia da festeggiare. I giovani, d’accordo; ma che a cinquant’anni si vada a sparare tappi e gridando “auguri”, non lo comprendo più.   E dunque il rosso del fuoco e lo scoppiare delle scintille su per il camino mi erano sembrati un onesto compromesso fra il divano milanese e quella collettiva strana frenesia. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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