Verona, revocata la donazione della casa all'ex moglie dopo le relazioni con i colleghi

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Una sentenza del tribunale di Verona impone a un’infermiera di restituire all’ex marito un appartamento donato nel 2021. Per i giudici, nella revoca pesa anche la diffusione delle relazioni extraconiugali tra i colleghi del medico.

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Un appartamento del valore di 250 mila euro dovrà tornare nelle disponibilità di un primario che lo aveva regalato alla moglie nel 2021. Lo ha stabilito il tribunale civile di Verona, accogliendo la richiesta del medico di revocare la donazione dopo la fine del matrimonio. L'ex moglie, un'infermiera, è stata inoltre condannata a sostenere 15 mila euro di spese processuali.

La decisione, pronunciata dalla giudice Biancamaria Biondo, arriva al termine di una controversia nella quale hanno assunto rilievo non soltanto le relazioni extraconiugali attribuite alla donna, ma anche le conseguenze che la loro diffusione avrebbe avuto sulla reputazione del marito nell'ambiente sanitario in cui lavorava.

Il primario aveva raccontato di essere venuto a conoscenza soltanto all'inizio del 2022 di una situazione che, secondo la sua ricostruzione, diversi colleghi conoscevano già da anni. La moglie avrebbe intrattenuto almeno tre relazioni con uomini appartenenti allo stesso ambiente professionale, mentre indiscrezioni e commenti circolavano tra il personale della clinica senza che nessuno lo informasse direttamente.

Uno degli episodi più significativi risale al dicembre 2018, durante la tradizionale cena di Natale organizzata dalla struttura sanitaria. Davanti a medici e infermieri, la moglie di un dottore avrebbe affrontato pubblicamente l'infermiera, accusandola di avere una relazione con suo marito. La donna aveva precedentemente ricevuto anche una telefonata anonima. Il primario, responsabile di un'unità operativa, quella sera non partecipava alla festa e rimase all'oscuro dell'accaduto.

La storia familiare dei due coniugi era iniziata diversi anni prima in una struttura sanitaria di Mantova, dove entrambi prestavano servizio. Il rapporto professionale si era trasformato in una relazione sentimentale, seguita dal matrimonio e dalla nascita dei figli. Secondo quanto ricostruito nella causa, i primi rapporti extraconiugali della donna risalirebbero al 2018, quando la coppia era ancora sposata.

Nel procedimento civile è stato ascoltato anche un medico indicato come uno degli uomini coinvolti. Il collega ha confermato di aver avuto una relazione sentimentale con l'infermiera, nata dalla frequentazione quotidiana sul lavoro e terminata nel dicembre 2018. La sua testimonianza ha contribuito a ricostruire le circostanze in cui la vicenda era diventata conosciuta all'interno della clinica.

Nel marzo 2019 la donna aveva lasciato il proprio impiego. Davanti al giudice ha spiegato che continuare a lavorare nella struttura era diventato difficile proprio a causa delle voci diffuse tra i colleghi. Anche il marito avrebbe subito conseguenze professionali, fino a cambiare ambiente lavorativo.

Quando il primario scoprì quanto era accaduto, all'inizio del 2022, il matrimonio entrò nella fase della rottura definitiva. Alla separazione seguì il divorzio, mentre il medico decise di intraprendere un'azione giudiziaria per ottenere la restituzione dell'immobile che aveva donato alla moglie l'anno precedente.

La richiesta di revoca si fondava soprattutto sulle ripercussioni personali e professionali che l'uomo sosteneva di aver subito. Secondo la sua posizione, la conoscenza delle relazioni da parte di numerosi colleghi, unita al fatto di esserne rimasto ignaro per lungo tempo, aveva provocato un'offesa alla sua dignità e alla sua reputazione.

Un ulteriore elemento esaminato durante la controversia riguarda proprio l'appartamento oggetto della donazione, situato in provincia di Verona. Dagli atti sarebbe risultato che alcuni incontri tra l'infermiera e gli uomini con cui aveva intrattenuto rapporti si fossero svolti anche all'interno di quell'abitazione.

Valutando le circostanze ricostruite nel procedimento, il tribunale civile di Verona ha accolto la domanda del primario e disposto la revoca della donazione. L'ex moglie dovrà quindi restituire l'immobile da 250 mila euro e farsi carico delle spese processuali quantificate in 15 mila euro. La pronuncia riguarda le specifiche condotte esaminate nella causa e le loro conseguenze, senza stabilire che un tradimento coniugale comporti automaticamente la restituzione dei beni ricevuti in dono.

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