Caso ricina a Pietracatella, nuova perquisizione nella casa Di Vita prima del possibile dissequestro
La polizia torna nell'abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, dove vivevano Antonella e la figlia Sara, morte per avvelenamento da ricina. Dopo i nuovi controlli, la casa potrebbe essere restituita alla famiglia.
Gli investigatori della Questura di Campobasso hanno effettuato venerdì 6 novembre un nuovo accesso nell'abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Antonella, 50 anni, e della figlia Sara, 15 anni. Le due erano decedute nel dicembre 2025 a causa di un avvelenamento da Ricina. Gli agenti sono arrivati davanti all'edificio poco dopo le 9 per svolgere ulteriori accertamenti.
La perquisizione potrebbe rappresentare uno degli ultimi passaggi prima della restituzione dell'immobile alla famiglia. Secondo le informazioni disponibili, infatti, al termine delle operazioni è previsto il possibile dissequestro della casa, rimasta a disposizione degli inquirenti per le verifiche sulla vicenda.
Le nuove attività investigative arrivano mentre Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, continua a chiedere risposte sulle circostanze che hanno provocato la perdita dei suoi familiari. L'ex sindaco di Pietracatella ha raccontato le proprie aspettative durante un'intervista all'emittente locale Teleregione Canale 17, trasmessa il 5 novembre nel programma "Dentro la Notizia".
Di Vita ha spiegato che conoscere quanto realmente accaduto è necessario soprattutto per il futuro della figlia Alice, unica figlia rimasta in vita. "Voglio la verità perché senza io e mia figlia Alice non saremo mai sereni", ha dichiarato, ribadendo la necessità di ricostruire gli eventi che hanno preceduto la morte della moglie e della quindicenne.
Tra gli aspetti che maggiormente lo preoccupano c'è la possibilità che l'avvelenamento sia stato provocato intenzionalmente. "Non vorrei che fosse stato un delitto, sarebbe una seconda tragedia", ha affermato. Le sue parole esprimono il timore di una responsabilità volontaria, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire la dinamica dei fatti.
L'ex amministratore ha parlato anche delle conseguenze personali dell'inchiesta e della continua esposizione mediatica. Si è definito "esausto" per l'attenzione ricevuta negli ultimi mesi, precisando tuttavia di non temere gli sviluppi delle indagini. "Non ho nulla da nascondere", ha assicurato, confermando la propria disponibilità ad attendere il lavoro degli investigatori.
Di Vita ha poi ricordato quanto accaduto durante le festività natalizie, spiegando che nessuna delle difficoltà successive può essere paragonata alla perdita della moglie e della figlia. "La cosa peggiore è successa a Natale, tutto quello che accade adesso non mi può spaventare", ha dichiarato, aggiungendo di augurarsi una conclusione della vicenda nel più breve tempo possibile.
Resta intanto l'attesa per gli esiti degli accertamenti condotti in Germania, dai quali la famiglia spera possano arrivare ulteriori elementi utili alla ricostruzione dell'avvelenamento. "Vogliamo aspettare almeno che arrivi il referto dalla Germania?", ha osservato Gianni Di Vita, confermando la fiducia nell'attività degli inquirenti. La nuova perquisizione e l'eventuale dissequestro dell'abitazione costituiscono ulteriori passaggi di un'indagine ancora aperta.
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