Ricina a Pietracatella, nuovi interrogatori e rilievi nella casa della famiglia Di Vita

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La Procura di Larino ha riascoltato tre persone nell’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. A Pietracatella sono iniziati nuovi rilievi nella casa di famiglia con gli specialisti tedeschi.

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Ricina a Pietracatella, nuovi interrogatori e rilievi nella casa della famiglia Di Vita
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La Procura di Larino ha disposto nuovi interrogatori e accertamenti scientifici per ricostruire la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo avere ingerito una quantità letale di Ricina. Giovedì 30 luglio gli specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut sono entrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella per cercare tracce della tossina.

Il sopralluogo nella casa di via Risorgimento è iniziato alle 9 con la partecipazione degli esperti incaricati dalla Procura, della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica. Le operazioni puntano a individuare elementi utili per stabilire dove si trovasse la ricina, come sia stata introdotta nell’abitazione e attraverso quale alimento o sostanza possa essere stata ingerita dalle due vittime.

Negli stessi giorni la procuratrice Elvira Antonelli ha riascoltato tre persone già convocate durante le precedenti fasi dell’indagine. Tra loro figurano un’insegnante che conosceva la famiglia Di Vita e il marito. Gli investigatori stanno confrontando le loro dichiarazioni con le informazioni raccolte più di recente.

È stata sentita nuovamente anche una donna di Pietracatella indagata per favoreggiamento. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe negato l’esistenza di tensioni tra Gianni Di Vita e la moglie Antonella, mentre alcuni messaggi WhatsApp acquisiti dagli inquirenti mostrerebbero rapporti familiari più difficili. A suo carico non risultano nuove contestazioni rispetto a quelle già note.

Il fascicolo principale resta aperto contro ignoti per duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita avevano accusato i primi sintomi la mattina di Natale del 2025. Gli esami tossicologici hanno collocato la probabile ingestione della ricina tra il 23 e il 24 dicembre e hanno confermato un’esposizione per via orale.

Le conclusioni dell’autopsia hanno inoltre ridimensionato l’ipotesi di responsabilità sanitaria contestata a cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Secondo i consulenti della Procura, la dose ingerita era troppo elevata, il decorso dell’intossicazione fu molto rapido e non esiste un antidoto specifico capace di neutralizzare la ricina. Anche un trattamento diverso, quindi, non avrebbe con ogni probabilità evitato la morte di madre e figlia.

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