Rating di legalità, a cosa serve e come si ottiene
Il rating di legalità è un giudizio che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, cioè l'Antitrust, attribuisce su domanda alle imprese che rispettano i requisiti di correttezza fissati da un suo regolamento, e si esprime con un punteggio da una a tre stelle. Lo ha introdotto il decreto-legge n. 1 del 2012 e possono chiederlo le imprese con una sede operativa in Italia e un fatturato di almeno due milioni di euro. La richiesta è facoltativa e non comporta costi.
Una misura della reputazione
Per la prima stella l'Autorità controlla che l'impresa e le persone che la dirigono non abbiano a carico condanne o provvedimenti per una serie di reati e di illeciti indicati dal regolamento, fra cui quelli di stampo mafioso e i reati tributari. Il rating descrive quindi la correttezza dell'impresa e di chi la guida e lascia fuori le sue capacità tecniche, cioè quali lavori sappia eseguire e fino a quale importo.
Per un'impresa edile che vuole lavorare con gli enti pubblici, di conseguenza, le stelle coprono solo una parte delle credenziali che le vengono chieste. Il rating resta una scelta volontaria, mentre per partecipare alle gare di lavori pubblici di importo pari o superiore a 150.000 euro il codice dei contratti richiede l'attestazione SOA, che certifica per quali categorie di opere e fino a quale importo l'impresa è qualificata e viene rilasciata da società organismi di attestazione autorizzate dall'ANAC. Ottenerla dipende in buona parte dalle carte, perché bilanci, lavori già eseguiti, personale tecnico e attrezzature vanno documentati in modo coerente con le categorie che si chiedono. Il fascicolo si può preparare in casa oppure con un aiuto esterno, come quello di SOA Semplice, una società che affianca le imprese nella pratica SOA dalla verifica dei requisiti minimi alla raccolta e all'analisi dei documenti insieme a un tecnico, fino alla modulistica da presentare all'organismo di attestazione scelto.
Perché banche ed enti pubblici ne tengono conto
Il vantaggio principale viene dalla stessa legge che ha istituito il rating, la quale chiede alle pubbliche amministrazioni di considerarlo quando concedono finanziamenti e alle banche quando valutano una richiesta di credito. Le modalità le ha fissate nel 2014 un decreto dei ministeri dell'Economia e dello Sviluppo economico, che lascia comunque alla banca la decisione sul prestito, per cui le stelle pesano nell'istruttoria insieme ai bilanci e alle garanzie che l'impresa presenta.
Nelle gare d'appalto il rating pesa in modo indiretto. Il codice dei contratti permette alle stazioni appaltanti di premiare il rating con punti aggiuntivi nella valutazione delle offerte, ma solo se il bando lo prevede, così che un'impresa con tre stelle può non ricavarne nulla in una gara che non lo considera.
I limiti stanno soprattutto nella soglia d'ingresso, dal momento che con il requisito dei due milioni di fatturato restano fuori le imprese più piccole. Chi ottiene il rating, poi, deve continuare a rispettare i requisiti per tutta la sua durata, poiché l'Autorità può ridurre le stelle o revocarlo quando uno di essi viene meno.
La domanda con il regolamento in vigore da marzo 2026
Le regole sono cambiate quest'anno, quando con una delibera del 27 gennaio 2026, entrata in vigore il 16 marzo, l'Antitrust ha sostituito il regolamento del 2020, e secondo la pagina dell'AGCM dedicata al rating di legalità il rating dura ora tre anni dal rilascio ed è rinnovabile su richiesta. La domanda si presenta soltanto per via telematica sulla piattaforma WebRating, dopo la registrazione, compilando un formulario a cui si allegano il bilancio o la dichiarazione IVA che provano il fatturato.
L'Autorità verifica i requisiti sui documenti e con le informazioni scambiate con altre amministrazioni, e se l'esito è positivo comunica il punteggio via PEC e iscrive l'impresa nell'elenco pubblicato sul proprio sito. La stella di base spetta a chi rispetta tutti i requisiti obbligatori, ogni ulteriore strumento di legalità o di organizzazione interna dimostrato vale un segno «+» e tre segni danno una stella in più, fino al massimo di tre.
L'esame della domanda può richiedere anche un paio di mesi, e chi conta di far valere le stelle in una richiesta di finanziamento o in una gara con punteggi premiali fa bene, per questo, a presentarla con largo anticipo rispetto al momento in cui gli serviranno.
Domande Frequenti (FAQ)
Quale fatturato serve a un'impresa per chiedere il rating di legalità?
Il fatturato minimo è di due milioni di euro nell'esercizio chiuso l'anno prima della domanda. Un'impresa che da sola non arriva alla soglia, ma appartiene a un gruppo, può far valere il fatturato del bilancio consolidato, benché il rating resti attribuito a lei soltanto. Servono inoltre l'iscrizione al registro delle imprese da almeno due anni e una sede operativa in Italia, condizione che possono soddisfare anche le società estere.
Quanto dura il rating di legalità e come si rinnova?
Per i rating attribuiti o rinnovati dal 16 marzo 2026 la durata è di tre anni, contro i due previsti dal regolamento precedente. Il rinnovo va chiesto dall'impresa sulla piattaforma WebRating e in quell'occasione l'Autorità controlla di nuovo i requisiti. La nuova disciplina premia anche la continuità, tanto che chi lo ha rinnovato senza interruzioni almeno tre volte può ottenere un segno «+» in più.
Il rating di legalità può sostituire l'attestazione SOA negli appalti di lavori pubblici?
No, perché le due cose rispondono a domande diverse. Il rating, assegnato dall'Antitrust, riguarda la correttezza dell'impresa, mentre l'attestazione SOA, rilasciata dagli organismi autorizzati dall'ANAC, dimostra che l'impresa è qualificata per determinate categorie di lavori fino a un certo importo ed è obbligatoria nelle gare da 150.000 euro in su. Un'impresa edile può averli entrambi, e in quel caso le stelle possono valerle punti in più dove il bando lo prevede.
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