Midterm Usa, i democratici conquistano Camera e Senato: Trump punta sul potere di veto

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Il voto di metà mandato negli Stati Uniti cambia gli equilibri a Washington. I democratici strappano ai repubblicani Camera e Senato, mentre Donald Trump apre alla collaborazione ma avverte che potrà bloccare le leggi con il veto.

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Donald Trump dovrà affrontare gli ultimi due anni del suo mandato con un Congresso controllato dall'opposizione. Le elezioni americane del 3 novembre 2026 hanno consegnato ai democratici la maggioranza in entrambe le camere, cancellando il vantaggio parlamentare dei repubblicani. Il risultato modifica i rapporti di forza a Washington e mette la Casa Bianca davanti alla prospettiva di maggiori controlli sull'operato dell'amministrazione.

Alla Camera dei rappresentanti, dove sono in palio complessivamente 435 seggi, il Partito democratico si avvia verso una maggioranza consistente. Le proiezioni indicano la possibilità di superare quota 240 al termine dello scrutinio. La nuova composizione dell'assemblea consentirà ai democratici di guidare le commissioni parlamentari e promuovere indagini sulle decisioni del governo federale.

Un ruolo decisivo spetterà a Hakeem Jeffries, destinato a diventare il primo afroamericano alla presidenza della Camera. La conquista della maggioranza offrirà al partito strumenti concreti per esaminare le attività dell'esecutivo, convocare audizioni e chiedere documenti ai vertici dell'amministrazione presidenziale.

Il cambiamento più significativo riguarda però il Senato, dove i democratici hanno conquistato collegi considerati per lungo tempo favorevoli ai repubblicani. La vittoria dell'ex governatore Roy Cooper in North Carolina ha rappresentato uno dei primi segnali della svolta elettorale, seguita da risultati favorevoli all'opposizione anche in altri Stati tradizionalmente conservatori.

In South Carolina, Annie Andrews ha sconfitto Darline Graham, riportando ai democratici un seggio rimasto in mano repubblicana per 28 anni. Graham, sorella del senatore Lindsey Graham scomparso a luglio, non è riuscita a conservare il consenso necessario per mantenere il controllo del collegio.

Il Texas ha registrato un'altra affermazione particolarmente rilevante. James Talarico ha prevalso sul repubblicano Ken Paxton con un margine vicino ai 20 punti percentuali. In Kansas, Adam Hamilton ha ottenuto una vittoria che interrompe un'assenza democratica durata 94 anni. Anche l'Ohio ha cambiato orientamento, con Sherrod Brown capace di superare Jon Husted.

A completare la serie di successi è arrivato il risultato dell'Iowa, dove Josh Turek ha conquistato un seggio repubblicano, contribuendo a consolidare la nuova maggioranza democratica al Senato. L'insieme di queste vittorie ha permesso all'opposizione di ribaltare gli equilibri parlamentari usciti dalle precedenti elezioni.

Di fronte alla sconfitta del suo partito, Trump ha cercato di distinguere il proprio consenso personale da quello dei candidati repubblicani. Il presidente ha ricordato di non essere direttamente presente sulle schede elettorali, sostenendo che una sua candidatura avrebbe prodotto un risultato diverso. Ha inoltre spiegato di aver invitato gli elettori a comportarsi come se fosse lui stesso in corsa, riconoscendo però che molti non hanno apprezzato i candidati scelti dal partito.

In un colloquio con il New York Times, il presidente ha dichiarato di essere disposto ad accettare l'esito delle urne e a collaborare con i democratici. Trump ha prospettato la possibilità di raggiungere accordi con la nuova maggioranza parlamentare, lasciando aperta la strada a un'intesa su alcuni provvedimenti.

Le dichiarazioni rilasciate alla Cbs hanno però mostrato un atteggiamento più rigido. Il capo della Casa Bianca ha rivendicato i poteri costituzionali della presidenza, indicando nel veto lo strumento principale per fermare le iniziative legislative considerate incompatibili con la propria agenda politica. Trump ha descritto questa prerogativa come un potere particolarmente ampio a disposizione dell'esecutivo.

Poco dopo, parlando con Politico, il presidente ha precisato di non voler trascorrere i prossimi due anni respingendo sistematicamente ogni legge approvata dal Congresso. Pur ribadendo il diritto di opporsi ai provvedimenti, ha assicurato di voler lavorare con i democratici, affermando di aver già ricevuto contatti da alcuni esponenti del partito e di mantenere rapporti personali con diversi rappresentanti dell'opposizione.

A rendere meno lineare il messaggio presidenziale è intervenuto un nuovo contenuto pubblicato su Truth. Trump ha condiviso l'immagine di un cappellino rosso nello stile del movimento Maga, caratterizzato dalla scritta «VETO». Un riferimento esplicito allo strumento costituzionale che potrebbe diventare centrale nei rapporti tra la Casa Bianca e il Congresso.

Con il controllo di Camera e Senato, i democratici potranno ostacolare le proposte legislative repubblicane e intensificare la vigilanza sull'amministrazione. Trump conserverà comunque la possibilità di respingere le leggi approvate dal Parlamento. Per superare un veto presidenziale servirà una maggioranza qualificata di due terzi in entrambe le camere, una soglia ben superiore a quella necessaria per approvare ordinariamente molti provvedimenti. Il risultato delle midterm apre così una fase nella quale ogni accordo legislativo dovrà confrontarsi con una divisione politica più marcata tra Congresso e presidenza.

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