Midterm Usa, per Trump disapprovazione al 60% e democratici avanti di sette punti

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A due giorni dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il malcontento economico pesa sul giudizio degli elettori. Per la prima volta in trent'anni, gli insoddisfatti delle proprie finanze superano ormai i soddisfatti.

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Il disagio economico degli americani e la richiesta di un cambiamento politico pesano sulle prospettive elettorali dei repubblicani. Alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, un sondaggio nazionale di Nbc News fotografa un elettorato prevalentemente insoddisfatto della situazione del Paese, con Donald Trump che registra il livello più alto di disapprovazione rilevato dall'emittente durante i suoi mandati presidenziali.

La rilevazione, realizzata tra il 28 e il 30 ottobre, assegna al presidente un gradimento del 40%, mentre il 60% degli intervistati esprime un giudizio negativo sul suo operato. Il 64% ritiene inoltre che Trump non abbia mantenuto le aspettative, a fronte del 34% che valuta positivamente i risultati raggiunti dalla sua amministrazione.

Uno degli aspetti più significativi riguarda le condizioni finanziarie delle famiglie. Per la prima volta in trent'anni di sondaggi Nbc News, gli elettori insoddisfatti della propria situazione economica risultano più numerosi di quelli soddisfatti. Il rapporto è del 51% contro il 49%, un dato che accompagna la crescente preoccupazione per l'inflazione e il costo della vita.

Circa tre intervistati su quattro manifestano insoddisfazione per l'andamento dell'economia americana. Il giudizio complessivo sulla direzione degli Stati Uniti è altrettanto negativo: il 70% considera sbagliato il percorso intrapreso dal Paese, una percentuale aumentata di nove punti rispetto a un anno prima. Quasi due terzi degli elettori chiedono una svolta rispetto alle politiche dell'attuale amministrazione.

Questa situazione si riflette nelle intenzioni di voto per il Congresso. Il 52% degli elettori registrati preferirebbe una maggioranza democratica, contro il 45% favorevole ai repubblicani. Il restante 3% non ha ancora espresso una preferenza. Il margine di sette punti a favore dei democratici è cresciuto di due punti rispetto al sondaggio di settembre.

La distanza tra i due partiti diventa particolarmente ampia tra gli indipendenti, dove i democratici raggiungono un vantaggio di 21 punti. Si tratta di una componente dell'elettorato potenzialmente decisiva nelle competizioni più equilibrate per la Camera e il Senato, soprattutto negli Stati in cui pochi voti potrebbero determinare l'assegnazione dei seggi.

Il vantaggio nelle intenzioni di voto non corrisponde però a una maggiore popolarità generale del Partito democratico. Soltanto il 29% degli intervistati ne esprime una valutazione positiva, mentre il Partito repubblicano raccoglie giudizi favorevoli dal 38%. Il dato suggerisce che la preferenza per un Congresso democratico non si traduce necessariamente in un apprezzamento della forza politica d'opposizione.

Anche sulle singole questioni economiche il confronto resta equilibrato. I democratici precedono i repubblicani di un punto nella fiducia sulla gestione dell'inflazione, mentre il partito di Trump conserva un vantaggio di due punti sull'economia nel suo complesso. Sulla lotta alla corruzione, il margine favorevole ai repubblicani sale a cinque punti.

All'interno dell'elettorato conservatore, il sostegno al presidente presenta differenze rilevanti. Tra gli appartenenti al movimento Maga, Trump ottiene un gradimento del 93%. La percentuale scende invece al 54% tra gli elettori repubblicani che non si identificano con il movimento, indicando una distanza significativa tra le diverse componenti della sua base politica.

Il sondaggio registra infine una partecipazione potenziale particolarmente elevata. Il 70% degli intervistati assegna un punteggio di 9 o 10 su 10 al proprio interesse per le elezioni. Tra gli elettori maggiormente motivati, i democratici vantano un margine di 12 punti sui repubblicani.

Con il voto del 3 novembre ormai imminente, le rilevazioni descrivono dunque un quadro favorevole ai democratici nella competizione per il controllo del Congresso, ma anche un elettorato critico verso entrambi i partiti. L'esito delle sfide più combattute dipenderà dall'affluenza effettiva e dalle scelte degli indecisi negli ultimi giorni della campagna elettorale.

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