Iran, manifesto contro Trump a Teheran mentre l'Europa paga 127 miliardi in più per l'energia

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A Teheran un grande manifesto mostra Donald Trump dietro le sbarre e contiene una minaccia esplicita contro di lui. La nuova iniziativa arriva mentre la guerra in Medio Oriente continua a pesare anche sui costi energetici europei.

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La guerra in Medio Oriente continua ad avere conseguenze politiche ed economiche. Il 3 novembre, nella capitale iraniana, è comparso un enorme cartellone che rivolge una minaccia di morte al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nello stesso giorno, da Bruxelles, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha quantificato in 127 miliardi di euro i maggiori costi sostenuti dall'Europa per importare combustibili fossili dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Il manifesto è stato collocato nella frequentata piazza Enghelab, conosciuta anche come piazza della Rivoluzione. L'immagine raffigura Donald Trump dietro le sbarre, con il capo abbassato, accompagnato dalla scritta «Uccideremo Trump». Si tratta di una nuova manifestazione della propaganda antiamericana che da mesi occupa numerosi spazi pubblici di Teheran.

Nella stessa zona è stato esposto un secondo cartellone che rappresenta il presidente americano insieme al vicepresidente JD Vance, all'inviato speciale statunitense Steve Witkoff e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I quattro vengono raffigurati con abiti danneggiati e segni di violenza, mentre sullo sfondo compaiono bandiere degli Stati Uniti e di Israele lacerate.

La presentazione dei manifesti è stata accompagnata da una manifestazione alla quale hanno partecipato decine di persone. I presenti hanno sventolato bandiere rosse ed esibito striscioni con la frase «Ci sarà sangue», chiedendo vendetta per la morte dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei.

Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio 2026 durante gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro Teheran. Quell'operazione ha segnato l'inizio del conflitto che ha coinvolto il Medio Oriente e ha alimentato una lunga serie di iniziative pubbliche iraniane contro Washington e il governo israeliano.

Le immagini ostili a Trump non sono una novità nella capitale. Dopo l'avvio della guerra, strade e piazze hanno ospitato frequentemente manifesti, murales e installazioni che rappresentano il presidente americano come bersaglio di vendetta. Una delle esposizioni più recenti è stata allestita nella piazza Tajrish, nella parte settentrionale di Teheran, dove sono state presentate diverse opere dedicate al conflitto.

Tra i dipinti esposti compare una rappresentazione di Trump a terra, mentre un'altra opera sostituisce simbolicamente il suo volto con una bomba. Quest'ultima composizione richiama il celebre dipinto del 1964 «Il figlio dell'uomo», realizzato dal pittore surrealista belga René Magritte.

La nuova iniziativa nella piazza Enghelab coincide inoltre con una giornata politicamente significativa per Washington. Negli Stati Uniti si svolgono infatti le elezioni di metà mandato, un appuntamento che mette alla prova gli equilibri politici dell'amministrazione Trump anche alla luce delle conseguenze del conflitto iraniano.

Alle tensioni diplomatiche si aggiungono gli effetti economici della crisi. Intervenendo al WinWin Brussels Summit, evento dedicato alle startup, Ursula von der Leyen ha spiegato che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto aumentare di 127 miliardi di euro la spesa europea per le importazioni di petrolio e gas, senza che a tale esborso corrispondesse una maggiore quantità di energia acquistata.

La presidente della Commissione europea ha richiamato l'attenzione sulla vulnerabilità dell'Unione rispetto alle crisi internazionali che interessano le principali rotte energetiche. Acquistare petrolio e gas dall'estero, ha osservato, significa esporsi anche alle conseguenze economiche e geopolitiche delle tensioni che coinvolgono i Paesi produttori e le infrastrutture di trasporto.

Le dichiarazioni di von der Leyen mostrano la dimensione europea della crisi legata all'Iran. Mentre a Teheran proseguono le manifestazioni ostili agli Stati Uniti, l'interruzione dei traffici attraverso Hormuz continua a incidere sui prezzi dell'energia e sui costi di approvvigionamento del continente.

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